Il dna tedesco, le vittorie da ko e quelle ai punti. E non solo…

 

1) Il dna tedesco. Quando si osserva la continuità della Germania, si constata che è sempre lì, che non la scalfisce neanche l’impressione reale che l’Algeria abbia le carte in regola per apparecchiare un’altra beffa storica dopo quella del 1982, è spontaneo domandarsi il perché. Improvvisamente, arriva un tentativo di risposta. Beppe Dossena, in Rai, sostiene “L’Algeria sta vincendo ai punti”. Ed allora ti chiedi se il dna di Ozil e compagni non sia proprio l’assoluta imperturbabilità alle vittorie ai punti. Non gli interessa soffrire, non ne avvertono il peso, non si fanno spaventare. Se c’è da stare alle corde, se bisogna incassare, lo si fa. Poi si inizia a lavorare ai fianchi l’avversario, si risponde, si prende il centro del ring (l’Algeria non ha più fatto nulla di rilevante dal punto di vista offensivo dalla ripresa in poi) e si arriva al ko.
2) Imparare in campo. Uno dei problemi della gara dei tedeschi è stata la posizione di Kroos. Spesso ripiega all’indietro, va a cercare palla quasi al limite della propria area, prova a dare un ordine. Ma non ci riesce mai, è alquanto approssimativo nei passaggi, si innervosisce per gli errori. Poi, nella ripresa, tutto cambia. E’ come se si fosse liberato dall’urgenza di risolvere le difficoltà della manovra. Decide di fare il giusto e lo fa bene aiutando Muller. Imparare in campo, ecco cos’è la Germania.
3) Muller Bonvi. Meno male che c’è sempre un sorriso anche nelle organizzazioni più spietate. Lo dimostra Thomas il goleador, che inciampa in maniera maldestra su uno schema di punizione. Inevitabile sorridere e pensare a Sturmtruppen. A uno di quei raffinatissimi piani che hanno un difetto di funzionamento e fanno scoppiare la bomba (di carta) nel proprio campo.
4) Benedette ripartenze. L’Algeria ne fa tante e bene, con quel mix di personalità individuale e di capacità di muoversi insieme per far funzionare i meccanismi. Peccato che in alcune situazioni la superiorità numerica prodotta da fulminanti accelerazioni venga vanificata da un egoismo fuori luogo, dal classico dribbling in più o dallo scarico palla in leggero ritardo. E’ sempre sbagliato accomunare difetti di più squadre, ma il sospetto è che in Africa (tutta) debbano organizzare un convegno sullo spreco nelle ripartenze, adesso che ai quarti non c’è più una loro rappresentanza.
5) Si può vincere con i difetti? Formazioni impeccabili non esistono. Ma Mustafi e Howedes, esterni piantati dietro, quasi sempre serviti con la faccia rivolta a Neuer, adatti al compitino e nulla più, generano la questione cruciale: si può correggere questa situazione? Sarà lì che la Francia andrà a vincere il quarto di finale, tenendo conto dei frequenti inserimenti di Debuchy? Rispostare Lahm sulla fascia è la soluzione? A Loew la risposta, per nulla facile.

 

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