Gli avversari nel girone non erano certo molto più competitivi degli attuali. Nel 2006, a contrastare il passo nel girone vi erano Corea del Sud e Togo, oggi Ecuador e Honduras.

Non ci dovrebbero essere problemi per Svizzera e Francia ad accedere agli ottavi di finale, sebbene l’inizio di Brasile 2014 sia stato sensibilmente diverso: i rossocrociati hanno dovuto faticare le pene dell’inferno, trovando un gol in extremis, per ottenere i primi 3 punti; i ragazzotti di Deschamps, invece, hanno passeggiato e potranno sempre raccontare ai nipoti di avere vissuto in diretta il primo autogol tecnologico, determinato da un sistema complicatissimo che chiarisce (chiarisce?) definitivamente se la palla ha varcato la linea.

Otto anni fa, in Germania, le due squadre si equilibrarono in tutto, anche nella sterilità offensiva che determinò uno 0-0 (oggi non scommetteremmo su un simile esito, data la forma di Benzema).  Otto anni sono l’altro ieri, ma questo è il classico caso nel quale sembra trascorso un secolo. Basta mettere insieme le facce della gallery di quella gara. Per citare le più note: Domenech, Barthez, Thuram, Zidane, Vieira, Henry; oppure Senderos, Barnetta, Frei.

Un modesto pareggio nella seconda giornata determinerebbe il prolungamento all’ultimo turno l’incertezza sulla qualificazione, ma probabilmente sarebbe anche la condizione per un tranquillo viaggio insieme verso un futuro decisamente stimolante. La domanda è: può questa Francia raccogliere l’eredità di quella del 2006 e arrivare fino alla finale? Quanto alla Svizzera, sarà in grado di andare oltre le colonne d’Ercole degli ottavi di finale, tornando ai fasti del Mondiale organizzato in patria nel lontanissimo 1954? Chissà che dal loro confronto diretto si possa capire qualcosa (o, almeno, essere un po’ più spettacolari della loro prima recita nel teatro di Stoccarda…).

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