Pogba, Benzema e l’Ecuador con l’uomo in meno…

 

1) Come gestire l’uomo in meno. Prima di scattare subito in piedi e dire che l’Ecuador non è l’Italia per un semplice motivo, perché l’Uruguay non è la Francia, ovvero doveva vincere a tutti i costi mentre les Bleus giocavano in tutta tranquillità di classifica, facciamo i conti con i mezzi tecnici dei sudamericani rispetto ai nostri. E osserviamo non il coraggio della disperazione nel finale – quello ce l’hanno tutti – ma l’asse portante della strategia per cercare di fare l’impresa in inferiorità numerica. Perché l’Ecuador una strategia  d’offesa è riuscita a perseguirla con la freccia E.Valencia. Noi, se abbiamo pensato che Cassano fosse uno scattista, eravamo in un altro sport.

 

2) Il gol che poteva essere. Ce ne sono tanti per la Francia, che finora è stata un’iperproduttiva macchina d’attacco. Quello di Pogba (stop al volo, avanzata con dribbling di suola e botta d’interno da fuori a sfiorare il palo) s’impone nel ricordo. Aggiungendo la considerazione: se lui è una riserva per Deschamps, allora che squadra ha in mano il Ct francese?

 

3) La forza della Francia. Non è reato sperare in un quarto di finale tra Francia e Germania. Perché sono due squadre che giocano a memoria e un Mondiale così bello meriterebbe un confronto di così intriganti presupposti. I galletti hanno una tale padronanza tecnica e fisica che spesso i tempi di gioco sono al limite del centesimo di secondo, scaricano palla un attimo prima di perderla. Sono un piacere per gli occhi, anche quando fanno 0-0.

 

4) Ma c’è un però… Che è la debolezza della Francia. Un po’ di presunzione, figlia disubbidiente della consapevolezza dei propri mezzi. Perde palla in sede di elaborazione in mezzo al campo e se esistesse una scommessa sulle tipologie di gol presi, un euro di fabbricazione tedesca lo punterei su questo però. Che poi sarebbe la cosa che proprio non potrebbe mai accettare Deschamps, un passaggio centrale autolesionista.

 

5) Benzema, l’altruista. Non sembra per nulla interessato alla gloria personale, Karim. Forse ne ha già guadagnata abbastanza nel girone per non soffrire se Messi, Neymar o Shaqiri lo sopravanzano nella classifica cannonieri. Oppure, il potersi muovere su tutto il fronte offensivo gli sta regalando il piacere di sentirsi utile per gli altri. Che poi – anche se non tutti lo sanno – è esattamente una declinazioni possibili del termine libertà

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