Le squadre che giocano meglio, che attaccano di più, con i giocatori più talentuosi, alla fine vincono. Un mondiale sempre più bello e senza beffe

Stephan Lichtsteiner che morde la rete, Angel Di Maria che fa il segno del cuore, Blerim Dzemaili che si mette le mani nei capelli, Il Pocho Lavezzi che, in panchina, si fa compulsivamente il segno della croce: quattro straordinari fotogrammi che raccontano gli ultimi centoventi minuti di Argentina Svizzera, ultimi minuti pieni di emozioni, gioie, delusioni, paure e quant’altro il calcio (di livello mondiale) può regalare ai suoi appassionati. Ma con il penultimo ottavo di finale Argentina Svizzera, si può finalmente dire che il Dio del pallone, se esiste, è sicuramente brasiliano. Nel senso che qui in Brasile (forse non a caso proprio per il fatto che questa nazione è sempre stata vista come la patria del calcio, per quanto nato in Inghilterra) il calcio sembra avere assunto quella giustizia che altre in occasioni spesso difetta in questo sport. Chi gioca meglio, chi fa le giocate migliori, chi attacca, chi crea più palle gol, alla fine, pur tra  mille difficoltà, grazie anche alla forza degli avversari, vince meritatamente. Insomma ancora non ci sono state beffe (a parte Costa d’Avorio Grecia, ma gli africani ci hanno messo molto del loro). O nel finale (la Francia) o a tempo scaduto (l’Olanda) o nei supplementari non senza un po’ di fortuna (la Germania con il primo gol strano di Schurrle e l’Argentina con il rocambolesco finale), o ai rigori (Costa Rica e Brasile): vittorie meritate per squadre che hanno comunque creato di più. Forse il Brasile è la nazionale la cui superiorità sull’avversario, in questo ottavo di finale è stata meno evidente. Si non abbiam dubbi: il Dio del calcio è brasiliano.

CONDIVIDI