David Luiz, dopo il collega Thiago Silva, realizza la seconda rete del Brasile ai danni della Colombia poi rediviva soltanto nel fiammeggiante finale di partita.

Vale il controproverbio: il miglior attacco è la difesa. Che senza più Neymar vale doppio se non triplo, salvo resurrezioni bibliche tipo quella del solito evanescente Fred al centro della fase offensiva verdeoro.  Ecco, quella seconda rete, quella che resterà immortalata nei libri celebrativi della FIFA World Cup 2014, quella memorabile perché “diversa”, nuova, fuori dal pensiero.

Ma cosa succede esattamente? Che James Rodriguez, il giocatore rivelazione della competizione, ha ancora fiato per rientrare e va quindi in tackle poco oltre i 25 metri dalla propria porta per cercare di contrare Paulinho. Non lo tocca, forse lo sfiora, ma l’entrata è di quelle pericolose, con il piede sollevato. Per l’arbitro è fallo. Ed è pure cartellino giallo, giusto se ne avvesse rifilati almeno 4 a destra e manca nell’ora di gioco precedente (Neymar non ha ancora preso la storica ginocchiata di Camilo Zuniga).
Ecco, sulla palla non c’è Neymar. Sorpresa generale. Cosa avrà mai in serbo il Brasile che è capace ogni tanto di inventarsene una? Nei pressi della zona di tiro ci sono David Luiz e Hulk, il pallone è centralissimo rispetto alla porta difesa da Ospina (che aveva aperto un conto personale con Hulk nel primo tempo). Tant’è: Ospina pensa a Hulk, a casa pensate a Hulk, tutti pensano a Hulk anche se Luiz è un discreto specialista. Hulk che sfonda la porta oppure in alternativa sfonda la barriera.
E invece accade che la storia del calcio può raccontare un epilogo nuovo. Un epilogo tecnico. Un epilogo dal nome “il calcio di rigore da 30 metri”. Dritto sotto l’incrocio, calciato di interno piede, quasi un piattone, addirittura con palla che tende a uscire esattamente come se fosse stata colpita di esterno collo piede. Ospina vola, ma non c’è niente da fare. Proprio come un rigore. Non puoi fare in tempo. E’ un fulmine, è ben direzionato, lascia senza fiato. Autore: David Luiz. L’uomo che può tutto e niente anche nella stessa partita.
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