5 motivi interessanti di una gara senza storia

1) Il paradosso Samaras. La Grecia ha una lentezza connaturata, prima o poi qualcuno ci scriverà un trattato di antropologia. La Colombia ha velocisti in avanti che a prendere il meglio di loro potresti quasi impastare un Usain Bolt. Il primo ammonito, però, rivela il paradosso di Samaras. Che si mette  a fare un’accelerazione inserendoci la potenza. E scatta il giallo per Sanchez, mentre tutte le progressioni di Ibarbo non hanno che prodotto trequarti di azioni perfetta e un senso d’incompiutezza finale.

2) Come ti arringo l’errore. Primo tempo con Grecia a chiudere la Colombia dopo l’1-0 e non trovare mai il varco. Fino a quando Armero si distrae su un cross, lascia un varco pericoloso e buon per lui e la squadra che riesce a chiudere in corner.  Il rimedio lo scatena. Invece di fare mea culpa, si mette a inveire verso il pubblico per chiedere entusiasmo. Si vede che se segni tutto ti è permesso…

3) James Rodriguez, l’incompreso. I trequartisti non vengono capiti da anni. Anche se è facile innamorarsene, soprattutto in Sudamerica.  Il fantasista della Colombia porta benissimo la maglia numero 10  e si fa trovare tra le linee con una continuità che merita un premio. Arriva all’ultimo minuto con una manovra spettacolo e la rete del 3-0. E si scopre che anche in questa gara, vissuta con una personalità notevole, la parte dell’incompreso è giusta perché i greci non ci hanno capito davvero nulla dei suoi movimenti.

4) La sfida degli olè. Dopo un’ora di gioco, i caldi tifosi colombiani riconoscono nel prolungato possesso palla il segnale per sottolineare vocalmente la netta superiorità. Quelli del Cile, il giorno prima, ci hanno messi 15 minuti contro l’Australia. In entrambi i casi, lo sfottò è partito sul 2-0. Aspettiamo adesso il momento nel quale il coraggio o l’arroganza determineranno il clima della corrida con un solo gol di scarto.

5) Lista Karagounis. Vedendolo il vecchio leone  in campo con la verve di un Massimo D’Alema che non accetta di farsi rottamare, si capisce che a Tsipras manca ancora un po’ per diventare il Matteo Renzi greco

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