Martinez, Rodriguez e Cuadrado: è show!

1)     Jackson Martinez, il raffinato. Fuori dall’area non sembra agilissimo. Ma i movimenti che fa sono tutti perfetti, è un piacere vedere tagli così intelligenti e funzionali. Determina il rigore, realizza il gol del 2-1, inventa un capolavoro di potente raffinatezza sul 3-1. Ed è un panchinaro, almeno a vedere gli undici schierati da Peckerman. Ogni riferimento agli azzurri è puramente non casuale.

2)     Honda, l’ossessivo. Nel Giappone volitivo e poco più, Honda ha una giusta ossessione: riuscire a segnare. Anche perché arrivati sulla trequarti, sembra essere lui quello più in grado di farlo. Dati gli imbarazzi sotto porta della squadra, che pure realizza un gol tra i più belli della manifestazione con Okazaki, il milanista si mette a calciare punizioni da ogni posizione. Non riesce nell’obiettivo, ma tanta costanza andrebbe premiata.

3)     Il balletto di James Rodriguez. Vedere la Colombia dopo l’Italia fa male. O forse no, consola, perché affrontarli agli ottavi con i presupposti tecnici visti ieri avrebbe potuto determinare una mattanza di immane proporzioni. Il calcio non è logicissimo, quindi è probabile che non sarebbe andata così e magari l’avremmo anche sfangata. Resta un dubbio: con tutte le mezzepunte che abbiamo, anche solo un simulacro del balletto fatto da Rodriguez nel 4-1 non lo abbiamo neanche visto. Per essere più precisi: neanche immaginato. E’ questa la vera amarezza del Mondiale.

4)     L’onore del Giappone. Perde 4-1, va fuori dal Mondiale, ma corre dal primo all’ultimo secondo e – soprattutto – lo fa in maniera comune. Non appena uno avanza, gli altri lo seguono all’assalto. Magari c’è ingenuità in quell’agitarsi. Probabilmente serve a poco o non è esattamente quel che vuole Zaccheroni. Però è consolante uscire così.

5)     Cuadrado, la finta. Il fiorentino sta crescendo a vista d’occhio. Si sposta sul fronte d’attacco, è ispirato, non ha neanche bisogno di entrare in azione sempre per fare la differenza. Per adesso, ha un primato: quando decide di fare una finta, ovvero praticamente sempre, è il giocatore che muove di più il corpo. Lo fa talmente bene che a volte lascia il pallone fermo, quasi fosse un dettaglio trascurabile. E forse è proprio questo che vuole indurre nel pensiero dell’avversario: che il calcio non esista più. Non sia cosa per lui, il difensore. E perciò smetta di preoccuparsi e lasci andare un campione della finta

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