Una gara di tiri da lontano. Orientali più convincenti.

1) Importiamoli. Vedendo la solidità della difesa della Corea del Sud e – soprattutto – la tranquillità nella costruzione da dietro, contrapposta all’insostenibile lentezza dei centrali russi, è legittima la domanda: perché il campionato italiano non diventa come la Bundesliga guardando a Oriente oltre il Giappone? Ci sono ragioni storiche, alleanze consolidate tra i tedeschi e i coreani, ma lo stesso Marcello Lippi raccomanda Kim Young-Gwon, centrale del suo Guangzhou in Cina. Classe 1990, ha tutto per emergere. Quantomeno in Russia, visto come non ha fatto toccare palla a tanti…

 

2) La maturità. Con la gara inaugurale del suo campionato del mondo, la Corea del Sud ha iniziato a picconare l’idea un po’ superficiale di essere una squadra frenetica, votata a una velocità estrema. Ha buoni cambi di passo, rispetto ai sonnolenti russi sembra un miracolo Tav, ma sa anche ragionare e proporre un convincente possesso palla. Lo chiamano maturità, di solito, questo atteggiamento. O forse fa caldo per tutti e si “invecchia” prima, si gusta di più la sfera tra i piedi.

 

3) Tiro al bersaglio. Alla fine hanno avuto ragione loro e torto gli altri. La Corea spara bordate da fuori area. La Russia non è da meno. Più di un’ora di gioco e si è scelta in via esclusiva questa soluzione. Segno di difficoltà a entrare in area, frutto di attenzioni difensive e problematicità offensive. Quando Akinfeev fa la paperona del Mondiale, pensi che i coreani abbiano capito tutto. Quando Kerzhakov pareggia con una palla finalmente in transito in area  piccola, intuisci che i russi dovevano farlo prima. 1-1 giusto, comunque.

 

4) Più arrabbiato. Capello è una sfinge, è evidente che la sua Russia non sta promettendo nulla o troppo poco per far nascere oggi il sogno di vincere il Mondiale (tra 4 anni, in casa, mica avrete pensato che si parlasse di oggi?). Panucci, il suo assistente, è invece decisamente incazzato. Come quegli insegnanti che non si spiegano perché gli studenti non capiscano spiegazioni perfette.

 

5) Proposta per Sky. Archiviato il famoso “thè caldo” di Fabio Caressa (in Brasile lo ha corretto con “vanno a bere qualcosa”), il telecronista e Beppe Bergomi dialogano amabilmente. E quando non sono d’accordo, Caressa attacca ed esagera: su un fallo che Bergomi vede, lui esagera “Ma è arrivato sul pallone un’ora prima”. Piccola idea: ma perché non fanno l’esperimento di due commentatori faziosi, uno per squadra, in contemporanea. Caressa sudcoreano e Bergomi russo: non sarebbe stato un pacchetto Sky convincente per abbonarvi?

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