Belgio-Usa, un’altra partita decisa ai supplementari

1)   Origi, chi vi ricorda? E’ un giocatore estremamente interessante il giovane Divock in forza Lille. E una volta tanto, giovane non è una categoria inadatta, non è un’etichetta appiccicata fuori tempo. Il ragazzo  ha 19 anni e a furia di accelerazioni si è conquistato il posto. In questi casi si dice: “E’ un prospetto interessante”. Poi si vanno a cercare possibili somiglianze. Il gioco  degli accostamenti più o meno plausibili fatelo voi. Noi sappiamo solo chi Origi non ricorda: tutti i nostri attaccanti azzurri. Che chiamiamo ancora giovani e propongono giocate che sanno di stantio.

2)   Il test Fellaini. Vi hanno appena assunto in qualità di osservatore di un importante club italiano. Si è coronato il vostro sogno, figlio di tanti campetti battuti in periferia. Vi chiedono di compilare una scheda su tal Fellaini. Cosa sa fare. Cosa non sa fare. Posizione in campo. Ruolo.  E lasciate il compito in bianco perché è un giocatore totalmente incomprensibile. Nel bene e nel male.

3)   Wulmots-Klinsmann. Si abbracciano durante la partita. C’è un giocatore a terra, loro sono talmente coinvolti emotivamente dall’adrenalina di una gara piena di tiri, occasioni, momenti palpitanti, che si avvicinano e si parlano. Una delle immagini più belle del Mondiale e del senso dello sport. E non per buonismo. Ricorda semmai la comprensione del pugile verso il suo avversario. O forse erano ancora sullo 0-0 e si stavano chiedendo reciprocamente come fosse possibile visto tutto quello che avevano organizzato  entrambi perché non andasse così.

4)   Il senso del limite. I belgi hanno un manipolo di fantasisti che tentano in continuazione dribbling in velocità, anche a costo di andare più forti dei compagni o di lasciare per strada il pallone o di finire fuori giri o d’inciampare contro l’ostacolo di un difensore Usa. Manca un po’ a tutti – Hazard, Miralas, De Bruyne – quella misura che ti permette un ragionamento in più e rende davvero efficace l’idea che hai in testa. La verità è che stanno provando il piacere di conoscersi in corso d’opera. Sono sperimentatori di se stessi, col sacro fuoco dentro che alimenta motore e gambe. Magari va a finire che vincono la Coppa del Mondo ma non la ritirano perché hanno ancora da correre…

5)   Lo schema su punizione. Sarebbe stato un atto di giustizia il 2-2 che gli Usa non sono riusciti a realizzare negli attimi conclusivi della gara. Uno schema su punizione congegnato talmente bene che solo la bravura di Courtois ha impedito che si compisse definitivamente con un’uscita perfetta. Quella rete avrebbe definitivamente affrancato il soccer dal maggiore fascino (per loro) di sport palesemente schematici come il football americano o il basket. Ma è proprio per quell’imperfezione così evidente che noi europei amiamo il calcio e loro forse no, gli sembra tutto territorio conquistato invano perchè poi perduto

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