La semifinale più brutta della storia?

 

1)    La grande bruttezza. Nessuno poteva aspettarsi ragionevolmente anche solo un’eco dei fuochi d’artificio registrati in Brasile-Germania. E quel poco d’intensità che si è vista nelle fasi iniziali non poteva illudere. Ma una semifinale che in 120 minuti non impegna mai i portieri in una seria parata (e neanche qualche conclusione minimamente pericolosa per quanto sballata), è veramente qualcosa di avvilente. E quel che è peggio, i due allenatori sembravano soddisfatti

2)    La partita perfetta. Torna in mente la celebre definizione di Gianni Brera, per la quale lo 0-0 è il risultato giusto di una prestazione priva di errori. Van Gaal e Sabella hanno impostato due fasi difensive effettivamente efficienti, con una densità totale a centrocampo, tale per cui chiunque in possesso palla si trovava programmaticamente circondato da 5 avversari. La domanda è: ma se neanche Messi, Higuain, Robben e Van Persie inducono ad un altro tipo di organizzazione, che calcio hanno in testa le due squadre? La risposta è: forse è proprio per la paura di quei 4 che si sono coperti all’inverosimile. O forse, la verità sta nei turni precedenti, quando entrambi hanno vinto con il minimo sforzo offensivo e ci siamo tutti fatti illudere dalle 5 reti alla Spagna o da qualche quarto d’ora di Messi e compagni dell’armata Argentina.

3)    L’errore di Van Gaal. Non giocarsela e perdere ai rigori è un’aggravante. Ma se passi per genio – e lo sei – con il ricorso al portiere  di riserva nei rigori, non rifarlo è un peccato. Ma l’aggravante è un’altra. Può essere giusto tentare la carta Huntelaar nel finale. Ma allora deve essere il tuo Krul e piazzarlo come primo rigorista. Lasciare intendere che c’è una strategia che va oltre i minuti finali. Che Klaas e non Krul è la tua arma segreta. Tenerla nascosta non ha senso

4)    Gli olè. Un antropologo dedito al calcio (ne consiglio uno, bravissimo: Bruno Barba) avrebbe da scrivere sul momento cronologico nel quale un popolo rappresentato in uno stadi0 si dedica agli olè. Che non sono più la registrazione di una superiorità definitiva e irridente, ma un biglietto da visita (forse è la trasformazione più radicale di questo Mondiale, insieme allo sbriciolamento del mito del Brasile). Infatti, dopo 40 secondi i tifosi olandesi li hanno prodotti al primo accenno di fraseggio. Poi non hanno più avuto la faccia tosta, visti gli sbadigli

5)    E basta. Basta con le lacrime. Con quelle prima di un calcio di rigore, prima dell’inno, prima di tutto. Se no ci tocca tenere tutti per i tedeschi e per i loro occhi asciutti, forse perché non conoscono le insidie del tempo e l’idea di giocarsi una finale dopo tanti anni non li commuove.

 

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