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			<title>Il Toro che fece arrabbiare Chinaglia</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 15:46:03 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/03/chinaglia2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>1983-84: Toro-Lazio 4-0. Il presidente biancoceleste Chinaglia è incredulo ed improvvisa <strong>un Adriano Pappalardo in versione calcistica</strong></h2>
<p>Nella sera del <strong>20 novembre del 1983</strong> alla Domenica Sportiva si celebra il <strong>successo del Toro sulla Lazio</strong>. Un punteggio netto, un <strong>4-0 inequivocabile</strong> che fa dire al giornalista romano Ezio De Cesari che i granata potrebbero anche diventare la terza forza del campionato per due motivi: sono gli unici che hanno battuto le due capoclassifica, <strong>Juventus</strong> e <strong>Roma</strong>. E poi, il tecnico <strong>Bersellini</strong> ha dimostrato una dote non comune: ha saputo imparare dalle sconfitte patite una cosa molto importante, conoscere i propri limiti.</p>
<p>Oggi <strong>Juventus</strong> e <strong>Roma</strong> mantengono la leadership del campionato come allora, sebbene non siano più appaiate in classifica. E la terza forza minaccia di diventare proprio la <strong>Lazio</strong>, soprattutto se all’Olimpico di Torino riuscisse a proseguire l’attuale striscia positiva. Quanto a <strong>Ventura</strong>, si può certamente sostenere anche per lui che<strong> i momenti negativi ha saputo trasformarli</strong> e oggi la sua creatura la conosce perfettamente ed è diventata un tutt’uno con le idee elaborate in questi anni. Tanto è vero che anche <strong>Villas-Boas</strong>, in sede di presentazione di <strong>Zenit-Torino</strong>, ha speso valutazioni di aperta stima.</p>
<p><strong>Il poker del 1983-84 fu firmato da Schachner</strong> in apertura di gara, <strong>Dossena</strong> alla mezzora e <strong>Hernandez</strong> con una doppietta nella ripresa. L’argentino quel giorno sembrò irresistibile palla al piede e freddo quanto basta per andare a segno anche su rigore (il gol del 3-0). Il protagonista della giornata, però, fu il presidente laziale <strong>Giorgio Chinaglia</strong>, uno che quando parlava veniva certamente<strong> più ascoltato di Lotito</strong> anche perché il popolo biancoceleste lo venerava in virtù del suo passato da calciatore. Ed anche la sincerità delle sue analisi piaceva, non risparmiavano nessuno e sembravano sfoghi ad alta voce che ogni tifoso in fondo faceva in cuor suo. <em>“Non posso stare fermo, devo assolutamente fare qualcosa”</em>, fu l’incipit del suo intervento come <strong>un Adriano Pappalardo in versione calcistica</strong>. Proseguendo con voce pacata ma ferma: <em>“Una cosa è certa: prenderò provvedimenti. Questo stato di cose non può continuare. La Lazio non è mai stata in partita e abbiamo preso 4 gol, mi sembra che già questo basti per chiarire molte cose. Il Toro ha trovato tutto troppo facile e poi non è possibile iniziare sempre la gara e trovarsi subito sotto di un gol”.</em></p>
<p>Le parole pronunciate alla stampa devono poi essere state ancora più dure con la squadra. E qualche effetto si creò, se è vero che sette giorni dopo arrivò un rinfrancante 3-0 sul Catania. Quanto manca <strong>Giorgione Chinaglia</strong>.</p>
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