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			<title>Quando Rui Costa chiese la maglia a Roberto Baggio</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Sun, 27 Apr 2014 14:14:35 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2014/04/rui-costa-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Rui Costa racconta quando con la maglia del Benfica incontrò la Juventus in Coppa Uefa</h2>
<p>Rui Manuel César Costa, meglio conosciuto come <strong>Rui Costa</strong>, è stato uno dei giocatori portoghesi più forti della storia calcistica lusitana. Scoperto a 9 anni proprio dal più famoso giocatore portoghese di tutti i tempi, <strong><span style="color: #3366ff;"><a title="EUSEBIO la Pantera Nera" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/eusebio-la-pantera-nera" target="_blank"><span style="color: #3366ff;">Eusebio</span></a></span></strong>, <strong>Rui Costa</strong> <strong>ha fatto tutta la trafila delle giovanili con la maglia della squdra di Lisbona</strong>, per poi giocarvi, dopo una breve parentesi al Fafe, per tre anni, dal 1991 al 1994 e ritornarvi, dopo la lunga parentesi italiana con Fiorentina e Milan, nel 2006, due anni prima di dare il suo addio al calcio proprio con la maglia del Benfica. Il suo amore per questa squadra come testimonia queso estratto di intervista, realizzata quando <strong>Rui Costa</strong> giocava ancora con la Fiorentina, non lo ha mai abbandonato. Per lui calcio e Benfica sono la stessa cosa, e per un giocatore portoghese, nato a Lisbona, non poteva esserci sogno più grande che indossare quella maglia.</p>
<p>Immediatamente dopo l&#8217;addio al calcio il suo amore per questa squadra lo ha portato a diventarne il direttore sportivo: ruolo che tuttora ricopre. Tanto amore non gli ha però impedito di lasciare il  per tentare l&#8217;avventura in Italia. Erano gli anni Novanta e giocare in serie A significava ancora (sembrano passati millenni) giocare nel campionato più affascinante al mondo. Significava, come giocatore, avere raggiunto il top della propria carriera, essere insomma arrivati e considerati tra i più forti al mondo in quel ruolo (cosa che effettivamnete Rui Costa è stato in quegli anni). Significava sopratutto giocare in un campionato in cui potevi misurarti con calciatori come <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/interviste-mai-viste/mondonico-racconta-vialli" target="_blank">Vialli</a></strong></span>, Baresi, Mancini, Nedved, Dunga, <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/interviste-mai-viste/paolo-maldini-ultimo-grande-capitano" target="_blank">Maldini</a></strong></span>, Bergkamp, Deschamps, Del Piero,  il suo connazionale Paulo Sousa e soprattutto <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/roberto-baggio" target="_blank">Roberto Baggio</a></strong><span style="color: #333333;">, che nel 1993, proprio l&#8217;anno prima dell&#8217;arrivo del portoghese alla Fiorentina, vince il suo Pallone d&#8217;Oro</span></span>. E proprio a Roberto Baggio è legato questo aneddoto che <strong>Rui Costa</strong> <strong>racconta sul quarto di finale di Coppa Uefa</strong> della stagione 92/93 fra Juventus e Benfica.</p>
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