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			<title>Paolo Maldini, l&#8217;ultimo grande capitano</title>
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			<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 10:40:01 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/04/paolo-maldini2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Paolo Maldini racconta il suo primo incontro con il mister Arrigo Sacchi al suo arrivo nel Milan di Berlusconi</h2>
<p>Sacchi, alla Sacchi, sacchismo, sacchiano: dalle diverse declinazioni del nome dell&#8217;allenatore di Fusignano <strong>Arrigo Sacchi</strong> che ha allenato e vinto tutto con il <strong>Milan</strong> nella seconda metà degli anni Ottanta, si può evincere quale sia stata la portata del suo ingresso nel calcio italiano, con conseguenze e influenze tutt&#8217;ora forti nel nostro calcio. Innanzituto è bene chiarire che questa importanza è determinata anche dal fatto che Sacchi prima di altri ha deciso di imporre <strong>un nuovo modo di giocare al pallone</strong> nel nostro Paese: tattica ma anche e soprattutto di mentalità.</p>
<p>Se prima di lui <strong>Trapattoni</strong> che aveva vinto per un decennio con la <strong>Juventus</strong> e <strong>Bearzot</strong> ct campione del Mondo nel 1982, rappresentavano due icone del calcio italiano ma anche due modelli che sembravano rappresentarne in pieno le prerogative e le caratteristiche tecnico tattiche, con Sacchi si respira un&#8217;aria assolutamente nuova e rivoluzionaria. Ma il calcio stava cambiando e con o senza Sacchi sarebbero probabilmente nati lo stesso i vari <strong>Lippi</strong>, <strong>Capello</strong> e quello stesso <strong>Ancelotti</strong> che di Sacchi si è sempre professato allievo.</p>
<p>In questa intervista rilasciata qualche anno fa, <strong>Paolo Maldini</strong>, che di quel Milan era una pedina fondamentale, racconta il suo <strong>primo contatto con l&#8217;allenatore romagnolo</strong>. La maniacalità di Sacchi è il primo elemento che balzava agli occhi di tutti coloro che hanno avuto che fare con lui come allenatore. La preparazione della partita o di un&#8217;intera stagione passava soprattutto attraverso la<strong> scelta di determinati schemi, movimenti, posizionamenti in campo</strong> che sembravano essere un elemento introdotto per la prima volta in Italia. In realtà già <strong>Trapattoni</strong>, anche se nelle interviste sembrava parlarne di meno, era uno stratega eccellente e qualsiasi allenatore ha sempre scelto moduli e tattiche per ottenere risultati, pur avendo in squadra grandi campioni che sembravano risolvere da soli le partite.</p>
<p>La <strong>mentalità</strong> però quella no. Il grande merito di Sacchi è stato proprio quello di pensare che solo giocando bene e all&#8217;attacco (con tutto il corollario di pressing, difesa alta, tattica del fuorigioco che ne conseguiva) fosse un aspetto imprescindibile del calcio. Il Milan, è stata la prima squadra italiana, ad affrontare senza timore squadre come il <strong>Real Madrid</strong> o il <strong>Bayern Monaco</strong> in trasferta, imponendo il proprio gioco. Questo gli permette tutt&#8217;ora di sentenziare dalle comode postazioni televisive l&#8217;operato di altri allenatori, magari più timorosi di loro. Ma nessuno, essendo ormai trattato come un guru, gli ricorda che forse allenasse oggi, <strong>Paolo Maldini</strong>, come <strong>Franco Baresi </strong>e <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Marco Van Basten, il Cigno di Utrecht – Pallone d’Oro 1988/89/92" href="https://www.sportreview.it/calcio/marco-van-basten-pallone-doro" target="_blank">Marco Van Basten</a></strong></span>, non giocherebbero né nel suo Milan, tantomeno in Italia.</p>
<br /><a href="https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/paolo-maldini-ultimo-grande-capitano">Leggi su Sportreview.com</a><br /><br />]]>
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