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			<title>Colombia-Uruguay 2-0, lo stile della vittoria</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 15:57:40 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2014/06/colombia-696x385.jpg" /> <br /> <h2 style="text-align: left;" align="center"><b>James Rodriguez super per un’impresa storica&#8230;</b></h2>
<p align="center"><b> </b></p>
<p><b>1 Lo stile della vittoria. </b>Si può compiere un’impresa storica – mai prima d’ora la Colombia aveva raggiunto i quarti di finale a un Mondiale – con uno stile assolutamente riconoscibile. La squadra di Peckerman non ha bisogno di tirare molto, neanche di costruire troppe occasioni. La sua forza è nella bellezza delle giocate, di gol che sembrano fulmini improvvisi (il primo) e frutti di schemi mandati a memoria (il secondo). In questa varietà di soluzioni e nella sensazione di governo totale della partita c’è la qualità di un sogno. Ancora indicibile, tutt’altro che impossibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2) <b>Zuniga, l’uomo di centro</b>. E’ una delle mosse che mette in crisi l’impianto difensivo uruguagio. Le accelerazioni del napoletano in zona centrale colpiscono al cuore e spaventano. Non nascono gol, ma è anche attraverso queste operazioni a campo aperto che il battito dell’Uruguay si fa spaventato, timoroso e sembra fatale che prima o poi arriverà la rete del vantaggio colombiano. Puntualmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3) <b>La faccia da bambino</b>. Continua ad averla, James Rodriguez. Forse non gli andrà mai via. Ed è la sua fortuna. Non perché ai bambini campioni si perdona tutto. Lui, in effetti, sbaglia pochissimo, non è compiaciuto, egoista o velleitario. L’aria infantile serve a rendere ancor più prodigiosa, ancor più stupefacente, il catalogo degli exploit che sta regalando. Forse solo l’occhio veloce di un bambino può cogliere l’attimo per andare a colpite Muslera in occasione dell’1-0. E’ quando non conosci la pesantezza del tempo che riesci a fregarne decisivi centesimi di secondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4) <b>La difesa italiana</b>. Uno pensa a Yepes, ad Armero, allo stesso Zuniga, a Zapata soprattutto, alle difficoltà di questi anni nel nostro campionato, agli errori commessi, a quella sensazione d’incertezza che hanno regalato via via, partita dopo partita. E allora sorge i dubbio: andavano messi tutti insieme. Isolati valgono poco, si smarriscono, denunciano fragilità nonostante fisici imponenti (alcuni di loro, non tutti). Insieme, si chiudono e non concedono all’Uruguay che vane martellate sul muro. Che non cede mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5) <b>Cavani per due</b>. Fa tutto, l’ex napoletano. Anche di più di quel che gli si può chiedere. Dà profondità, torna fino alla propria area, si sposta sulla sinistra per rientrare col destro e servire cross pericolosi. Ma in area un Cavani non c’è. Per alimentare speranze non bastava Suarez e i suoi morsi legali, quelli che hanno dissanguato l’Inghilterra. Sarebbero serviti due Cavani, semplicemente. Che nell’Uruguay non ci sono e forse neanche in tutto il Mondiale</p>
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