Una netta vittoria in casa dei rosanero nel segno di Allegri

La Juve si avvicina. In classifica alle prime posizioni, con la convinzione duplice che la scalata è ancora molto lunga ma che il passo inizia a essere quello giusto e non solo per ragioni puramente aritmetiche, con 12 punti conquistati nelle ultime 4 giornate. Il successo di Palermo è apparso il più convincente del periodo, figlio anche di alcune certezze maturate con la conquista del primo posto in Champions League, con la bella vittoria sul Manchester City. La sicurezza collettiva è fondata soprattutto sulla solidità, non sono tante le squadre in Europa capaci di chiudere i 90 minuti regalando un senza voto al proprio portiere. Il 3-5-2 conta per le sicurezze che si porta appresso ma soprattutto la concentrazione messa nella fase difensiva dice che la Juventus può tornare a far sì che Buffon sia il meno battuto, dopo che in certi gol presi quest’anno in campionato è sembrato persino rassegnato di fronte a un reparto che talvolta sembrava arrendersi con un’inedita sensazione d’inferiorità (proiettata anche in azzurro ha fatto temere il peggio circa le prospettive della squadra).

Oltre al vestito tattico e al non pagare più dazio a inizi di gara poco brillanti, la Juve si avvicina al proprio profilo ideale (che a mio avviso può persino diventare fonte di grandi sorprese) attraverso il miglioramento delle prestazioni individuali. Esattamente è questo che richiama costantemente Massimiliano Allegri, convinto in maniera forte che si possa migliorare anche per questa via se si pratica un calcio intelligente, in grado di produrre risposte immediate ai problemi e alle opportunità che l’incontro riserva. Il match di Palermo è in tal senso un esempio abbastanza preciso su cosa voglia il mister bianconero. La Juve cha accettato il piano dell’aggressività proposto dalla formazione di casa nella prima mezzora. Non ha rischiato nulla, ha preso campo, ha messo in atto tutta la carica agonistica necessaria per dare un segno evidente alla gara. E anche se il gol non è arrivato, è apparso chiaro come il lavoro ai fianchi fosse stato completato e a inizio ripresa sono stati raccolti i primi frutti. Ma è dopo la rete di Mandzukic che più si è vista quell’interpretazione matura richiesta da Allegri. I ritmi sono variati, il possesso palla ha impedito ai rosanero una reazione adeguata e soprattutto produttiva, la Juve ha giocato al gatto col topo per poi colpire nuovamente e affondare definitivamente nei minuti finali. La sensazione di padronanza del tempo e degli spazi – anche grazie all’inserimento di Lichtsteiner, quanto mai opportuno nel compattare la linea di difesa e quella di centrocampo – conta probabilmente anche di più delle proporzioni della vittoria.

In Palermo-Juventus ci sono almeno altre cinque considerazioni da fare. Perché anche questi fotogrammi sono utili a capire come stia vedendosi la mano di Allegri e dove possa migliorare ulteriormente:

1. Le due fasi di Marchisio

Non è l’uomo che tocca più palloni, non è il regista classico, non è neanche nel suo momento più incisivo. Ma il suo proporsi costantemente come punto di riferimento nella costruzione e nell’interdizione garantisce alla Juventus la continuità del pressing che – a differenza di altri dati variati tra primo e secondo tempo e dopo lo 0-1 – non si è mai abbassato. Una garanzia di equilibrio dinamico che regge un incremento d’intensità del quale la Juve aveva e ha ancora bisogno

2. L’indispensabile

Oggi è Mandzukic, tornato a quella sensazione offerta nella gara d’esordio in Supercoppa con la Lazio: dategli un pallone in area di rigore – possibilmente aereo – e farà la differenza. Non sempre bello a vedersi, poco incline al dialogo, è comunque un bomber dai gol pesanti. Va sfruttata la scia positiva e la sua esperienza, anche perché una squadra che ancora deve conoscersi fino in fondo ha bisogno di un centro certo nell’area di rigore

3. I mille volti di Pogba

Inesauribile fabbrica di meraviglie e talvolta anche di leziosità (su una si tradisce palesemente e va a commettere un fallo che gli costa il giallo e la relativa assenza in Lazio-Juventus). Quante cose fa, però, lo rendono un giocatore splendidamente incontenibile. Alza la testa e ne esce un cambio di gioco da 40 metri. Accelera e crea vuoti nelle maglie avversarie che lo rendono il vero trequartista della Juve. Tira molto anche se non lo fa come l’anno scorso, forse perché arriva un po’ stanco sul passo. Il tutto viene fatto con una naturalezza che rappresenta il vero dato carismatico di una Juve che in questo sì deve sostituire Pirlo, Vidal e Tevez. Osservando però come lo raddoppiano in marcatura, ci si rende conto che anche solo “questo” Paul fa paura.

4. Il gioco delle coppie

Dybala per Mandzukic, Pogba per Sturaro, Morata per Zaza. I 3 gol pongono agli onori della cronaca 6 giocatori diversi tra rifinitura e realizzazione. Ci sono momenti nei quali c’è assoluto bisogno che i “soddisfatti” (o se volete i personaggi da copertina) siano un numero significativo. Così facendo invece del solito – e un po’ stucchevole – dibattito sugli assenti (per infortunio o per scelta tecnica) si parla di chi va in campo e anche solo per piccoli segmenti di gara riesce a fornire un contributo decisivo. Ma nelle reti segnate – quelle dei minuti finali – c’è anche l’indicazione di un utilizzo totale delle risorse offensive. Sapere che Sorrentino ha incassato 3 gol senza di fatto aver compiuto parate è rassicurante dopo alcuni sprechi del passato.

5. La ciambella di salvataggio

E’ quella rappresentata dai gol su palla inattiva. Per la Juve quasi una chimera, a eccezione della rete di Evra a Empoli. Lo si potrebbe definire il paradosso di Bonucci, che impatta a colpo sicuro e non c’entra la porta da corner di Dybala, laddove a Palermo aveva realizzato così un gol pesante e più difficile nel giorno del definitivo sorpasso sul Milan nel 2012. Ieri, un Real Madrid innocuo nel primo tempo con l’Eibar, va al riposo avanti grazie a un corner di Modric sfruttato da Bale. Anche in questo modo si superano momentanei stati d’ansia, difese chiuse e momenti difficili. Non voglio azzardare una stretta relazione tra rimonta e gol da angolo o da punizione, ma potrebbe essere comunque un elemento pesante, nel bene o nel male.

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