L’eroe per caso di questo settimo turno di Serie A è Giuseppe Sannino. Raccontiamo le gesta del protagonista della settimana, come nostro solito, attraverso la tecnica delle 5W

 

CHIGiuseppe Sannino, nato a Ottaviano il 30 aprile 1957.

Professione: Allenatore

Caratteristiche: Il suo modulo di gioco preferito è il 3-5-2 alternato spesso al 4-4-2. Lo schema dipende spesso dagli uomini che ha a disposizione e dalle caratteristiche degli avversari. Etichettato dai media come allenatore piuttosto difensivista, in carriera è subentrato più volte in corso d’opera che non ad inizio stagione. Allenatore grintoso e senza peli sulla lingua, sostiene che il calcio non si fa con un singoloma con un gruppo solido che determina una fase di gioco. E’ un forte sostenitore di Arrigo Sacchi e Marcello Lippi.

Storia: Si trasferisce da piccolino con la famiglia da Napoli a Torino a seguito dell’assunzione di suo padre alla Fiat. Beppe dorme in cucina, ma appena può scende in strada per giocare a pallone, la sua più grande passione. In quelle occasioni lo nota un talent scout che gli propone di fare un provino. “Vengo solo se il provino lo fanno anche i miei amici”. Passerà solo lui, quel ragazzino che ama giocare a piedi nudi e che viene soprannominato ciabattino, non per le qualità tecniche, ma perché indossa un paio di infradito anche d’inverno. Un meridionale verace al nord, con un sogno da inseguire. Trento, Vogherese, Fanfulla e altre realtà minori. La carriera da calciatore di Sannino non decollerà mai. Ritiratosi dal calcio giocato, ottiene un posto di lavoro come ausiliare all’Asl di Voghera, più precisamente nell’ospedale psichiatrico, dove è addetto alle pulizie: dai bagni alle stanze dei degenti. Ma il calcio rimane il suo più grande pallino. Dopo il turno dalle 6 alle 13, Beppe sale in macchina per andare ad allenare gli allievi della Vogherese. Altre esperienze simili nei settori giovanili di Pavia e Monza, fino al 1996, anno in cui gli viene assegnata la panchina dell’Oltrepò, in Eccellenza. L’anno successivo torna ad allenare le giovanili, questa volta del Como. Debutta tra i professionisti in Serie C2 con la Biellese, poi passa al Südtirol e vince il suo primo campionato di Serie D. La stagione successiva si salva in Serie C2 , poi sempre nella medesima categoria con Meda, Sangiovannese, Varese (esonerato a causa del penultimo posto in classifica, a un punto dall’ultimo), Cosenza. Dal 2007 vince tre campionati di fila. Con il Lecco e il Pergocrema dalla C2 alla C1 e poi con il Varese, con il quale compie il miracolo del doppio salto portando la squadra dalla C2 alla B sino ai play off per la serie A. Ormai le qualità di Beppe Sannino sono sotto gli occhi di tutti, anche del direttore sportivo Giorgio Perinetti. Al Siena, nella massima serie, il tecnico svolge un ottimo lavoro salvando la squadra con discreto anticipo. Instaura un rapporto fortissimo con i giocatori, quasi carnale. Forse troppo forte, tanto da costargli una costola per via di un’esultanza troppo energica di Mattia Destro, l’attaccante che Beppe ha il merito di aver lanciato e consacrato nel calcio che conta. Sannino arriva a sorpresa anche alla semifinale di Coppa Italia contro il Napoli, occasione nella quale tornerà nella sua Ottaviano e verrà accolto quasi da re. Nel giugno del 2012 rescinde il contratto col Siena con un anno d’anticipo e passa sulla panchina del Palermo. A seguito di un pari e due sconfitte nelle prime tre gare di campionato, con la squadra al terz’ultimo posto, viene esonerato dal presidente Maurizio Zamparini. A marzo 2013 torna sulla panchina del Palermo dopo la rescissione consensuale di Gian Piero Gasperini. Dopo aver rilanciato la squadra in piena corsa per la salvezza proponendo un buon calcio, il Palermo perde le ultime quattro gare di campionato e retrocede incredibilmente in Serie B con una giornata d’anticipo. La stagione successiva diventa allenatore del Chievo senza troppa fortuna. A causa dell’ultimo posto in classifica (6 punti ottenuti in 12 gare) viene dunque sollevato dall’incarico. Il 18 dicembre diventa tecnico del Watford, squadre inglese dei Pozzo militante in Championship, subentrando al dimesso Gianfranco Zola. Un’esperienza non proprio da buttare in cui più che i12 punti raccolti in cinque partite, si ricordano alcuni strafalcioni in inglese dell’allenatore campano. A settembre del 2014 diventa allenatore del Catania, in Serie B, dove in 15 partite sulla panchina rossoazzurra raccoglie appena 19 punti. Decide di dimettersi e di allontanarsi per un po’ dal calcio. Oggi è al Carpi e si spera che il trend negativo degli ultimi tempi possa cambiare.

DOVE – Lo stadio Alberto Braglia di Modena, l’impianto sportivo in cui il Carpi disputa le proprie partite casalinghe a causa dell’inadeguatezza strutturale per la Serie A del Sandro Cabassi, stadio originario che continua però ad essere utilizzato per gli allenamenti.

QUANDOSabato 3 ottobre, settima giornata di Serie A. Il Carpi è ancora a secco di vittorie e ha da pochi giorni esonerato Fabrizio Castori, protagonista della promozione nella massima serie della squadra biancorossa. Il Torino di Giampiero Ventura vive un ottimo momento di forma con una media di più di 2 punti a partita conquistati.

COME – I tifosi di casa protestano in silenzio ed in maniera civile. Non hanno ancora digerito l’esonero di Fabrizio Castori, uomo di grandi valori. Il nuovo tecnico Beppe Sannino viene accolto con uno striscione che recita: “Avanti con Sannino onoriamo questo cammino”. L’inizio è favorevole al Carpi sotto il piano del gioco anche s sono gli ospiti ad avere le migliori occasioni. Maxi Lopez dapprima trova un super Belec, schierato a sorpresa tra i pali, poi viene fermato da Gagliolo. I granata aumentano il ritmo ma i padroni di casa sono ben disposti in campo e cercano di pungere in ripartenza. A 10 minuti dallo scadere della prima frazione Maxi Lopez ha un’altra occasione ma la sciupa tirando a lato di pochissimo. Pochi minuti dopo è il Carpi ad avere una chance in contropiede ma Benassi è lesto a salvare in recupero. Nel secondo tempo è tutt’altra partita. Gli spazi sono maggiori e le squadre più propense alla fase offensiva. Gabriel Silva parte dalla corsia di sinistra, dribbla il suo diretto avversario e col suo piede “sbagliato” calcia verso la porta difesa da Padelli: palo e schiena dell’estremo difensore granata che involontariamente la spedisce in rete. Siamo al 55esimo e il Carpi è in vantaggio per 1-0. Il Torino prova a darsi una scossa, esce un impalpabile Quagliarella ma la musica non cambia, anzi. Al 27esimo della ripresa arriva il raddoppio della squadra di casa con Matos, autore di uno splendido goal di testa al termine di una splendida combinazione col suo compagno di reparto Borriello. Passano appena due minuti e la partita per gli uomini di Sannino si complica ad un tratto. Bubnjic atterra Maxi in area ed è calcio di rigore: l’argentino dagli undici metri non sbaglia. Gli ospiti tentano l’assalto finale senza troppa convinzione e con poche idee. Il Carpi alza su la saracinesca, resiste ed ottiene una vittoria tanto meritata quanto insperata alla vigilia.

PERCHE’Si tratta del primo successo nella storia della squadra emiliana in Serie A. Una vittoria tanto cercata da mister Castori nelle prime sei giornate ma, purtroppo per lui, mai arrivata. Ci ha pensato dunque Beppe Sannino a regalare la prima grande soddisfazione ai propri tifosi, ancora scossi dall’addio della loro guida tecnica e spirituale. Un esordio col botto per il tecnico campano, capace di non stravolgere l’ottimo lavoro svolto in passato dal suo predecessore ma di infondere quella tranquillità di cui squadra ed ambiente avevano bisogno. Uno stile di gioco inconfondibile e una chiara idea di gioco basata sulla difesa, l’organizzazione di squadra ed il contropiede. La salvezza resta chiaramente un sogno ma la voglia di riscatto di Beppe Sannino è concreta. D’altronde anche le più grandi imprese cominciano con un piccolo passo.

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