I messaggi dall’1-0 in Juventus-Milan

Immaginate un altro finale di Juventus-Milan e i conseguenti commenti. Perchè un altro verdetto poteva essere scritto, a ben guardare i minuti di recupero, che hanno accumulato due consistenti occasioni per cambiare gli umori e le valutazioni susseguenti a una partita oggettivamente di contenuto tecnico poco rilevante. Se Mandzukic avesse messo a segno l’ennesimo cross di Alex Sandro il 2-0 avrebbe fatto parlare di Juventus estremamente concreta e avrebbe esaltato l’inserimento e l’incidenza dell’esterno brasiliano, segnalatosi per verve e spirito d’iniziativa, oltre che per tempestività e misura del passaggio in occasione della rete decisiva di Dybala. Non solo: si sarebbe magari promossa a pieni voti la coppia d’attacco presentata da Allegri nell’undici di partenza, che com’è ormai abitudine in questa stagione presenta formazioni che sconvolgono tutte le previsioni che i giornali ipotizzano alla vigilia e il giorno stesso della gara. Non è andata così, la vittoria è rimasta nell’ambito della stretta misura e – nonostante tutti abbiano riconosciuto la legittimità dei 3 punti dei bianconeri, soprattutto per il diverso passo mostrato nella ripresa – gli accenti sono stati orientati più verso la denuncia dei limiti manifestati dalle due squadre. Anche giustamente, dato che nei primi 45 minuti la gara è apparsa bloccata più per errori reciproci che per tensione o paura data la delicatezza e l’importanza della posta in palio.

Al contrario, se il tiro di Cerci negli ultimi istanti avesse trovato un Buffon distratto o impreparato, l’autolesionismo della Juve sarebbe il tema preponderante con corollario il de profundis rispetto alla rimonta scudetto. E lo stesso autore del tiro, protagonista di un prestazione allarmante in certi tratti, verrebbe esaltato per come è riuscito a trascinare il Milan in quei pochi tentativo offensivi che i rossoneri hanno provato, senza mai crederci troppo, a eccezione di un momento all’interno del primo tempo quando sulla trequarti la formazione di Mihajlovic ha cercato scambi con maggiore velocità, sfruttando la sponda di Bacca, rimasto isolato (e intristito) nel resto dell’incontro.

Il margine di differenza risicato nel punteggio ha prodotto una curiosa riflessione un po’ ovunque: la Juve ha trovato uno dei Milan più brutti degli ultimi anni e non averne approfittato maggiormente è il segno più tangibile di quanto Allegri debba lavorare ancora per rafforzare la credibilità dei suoi. Al contempo, i rossoneri hanno trovato una versione stinta della Juve che dominava fino all’anno scorso e una risposta di così programmata timidezza dimostra la pochezza del parco tecnico organizzato a Milanello per questa stagione. Entrambi i ragionamenti sono figli di una tesi nata prima dell’incontro: il pareggio non serve a nessuno, perciò una delle due contendenti prevarrà in maniera totale, chiarendo a sé e agli altri di essere finalmente sulla strada buona.

Personalmente non mi ha stupito che la gara sia rimasta sul filo dell’equilibrio. E non ritengo i 3 punti conquistati dalla Juve – come leggo in certi commenti già cambiati di segno a grande velocità – la dimostrazione che adesso per la lotta al vertice i campioni d’Italia vadano ancora considerati. C’è bisogno di tante prove e insisto su una tesi già espressa precedentemente: la rincorsa sarà lunga e anche – i taluni casi – potenzialmente frustrante perchè non sempre le vittorie si accompagneranno a evidenti salti in avanti in classifica. Qui la Juve dovrà essere brava a tenere in termini morali, a resistere mentalmente sapendo che il distacco potrà rimanere sensibile per non poche giornate. Ma alcuni dati importanti stanno emergendo e questi, più che la considerazione teorica del parco tecnico di grande valore, potranno contare. Ne elenco 4, i più riconoscibili di Juventus-Milan:

1) La solidità. Non solo Buffon quasi inoperoso. La Juve contro il Milan ha evidenziato grande reattività negli uno contro uno da parte di tutti i difensori, che pure ultimamente avevano ricevuto non poche critiche anche per le prestazioni in azzurro. Ed è cresciuto il mutuo aiuto, simboleggiato dai raddoppi di Chiellini in soccorso ad Alex Sandro.

2) Il sacrificio di Mandzukic. Se un attaccante non segna ma corre e recupera palloni come lui ha fatto significa che la volontà di fare risultato a ogni costo è un patrimonio disponibile. E non è poco.

3) La supremazia territoriale. Non ha fatto molto la Juve di sabato. Ma cercando la manovra insistentemente, a maggior ragione quando non riusciva a crescere di ritmo e qualità nei passaggi, ha comunque passato tanto tempo nella metà campo altrui, ha proposto un Marchisio coinvolto nelle due fasi, ha giocato il doppio dei palloni nell’area avversaria.

4) La scintilla Dybala. Il gol e tanto altro. Non c’è molto da dire se non: ma davvero per un ragazzo che sta nell’Argentina di Higuain, Messi, Pastore, Aguero, Tevez e via dicendo i 40 milioni spesi sono troppi? 6 gol in campionato su 13 giornate sono già una risposta. Ma quel che più conta è l’impressione di una crescita progressiva di personalità e di utilità per il collettivo.

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