La Juventus impatta 0-0 a Udine come a Firenze

Poteva uccidere il campionato e svuotare di significato lo scontro diretto che si giocherà all’Olimpico tra 4 giornate. Invece la Juventus che si è vista al Friuli è uscita fuori solo nella ripresa ma non è andata oltre due occasioni: la traversa colpita da Pereyra e il sinistro di Tevez fuori dallo specchio della porta. Un punto fa classifica, certo, in un turno dove erano i giallorossi in casa può anche starci non allungare ulteriormente il vantaggio, ma la sensazione di una gara non brillante è stata forte e ha fornito una serie di elementi sui quali Massimiliano Allegri certamente ragionerà. Magari andando ad accostare questo pareggio a reti bianche a un altro 0-0, quello registrato a Firenze, prestazione nella quale i bianconeri crearono molto poco (una conclusione di Evra), però rispetto a Udine rischiarono decisamente di meno (una parata di Buffon su un tiro da fuori di Cuadrado).

Due pareggi che ci stanno, anche per il valore dell’avversario e il momento nel quale è stato affrontato, in fondo l’Udinese era reduce non solo dai 3 punti guadagnati a Udine, ma anche dalla buonissima prova di Coppa Italia che ha costretto il Napoli ad andare ai rigori. La Juve di Firenze non riuscì a innestare la regia di Pirlo. A organizzare la manovra fu il reparto arretrato con Bonucci e Ogbonna. Ieri, invece, il regista bianconero ha toccato un’infinità di palloni, ma non ci sono stati lanci nè particolarmente precisi, nè quella capacità di cirolazione espressa solitamente in termini qualitativi alti. Non tutto va imputato a Pirlo, naturalmente. La Juve è apparsa appesantita, poco mobile, spesso ha aspettato un’accelerazione dell’Udinese per provare a rispondere e ad alzare il ritmo, operazione riuscita per la verità (con una minima efficacia) solo a inizio ripresa e a fine partita.

L’unico che poteva spaccare la partita – cosa già vista proprio al Franchi – è il “solito” Pogba. Anche stavolta si sono visti dribbling incantevoli e iniziative originali, ma il Polpo è andato a intermittenza e troppe volte l’azione pensata si è fermata a tre quarti dal compimento definitivo, frustrandolo non poco e finendo per fargli perdere lucidità. Nulla di particolarmente preoccupante per Allegri, ma non è un azzardo pensare che ormai il 3-5-2 non sia un modulo in grado di esaltare le caratteristiche del francese. Pogba ha bisogno di più campo e meno densità, cosa che gli garantisce il centrocampo a 3. E con un esterno troppo alto accanto, deve pensare a guardarsi le spalle, inibendo così quel coraggio che lo contraddistingue. Inoltre si è visto a Udine cosa significa essere reduci da settimane da copertina e da una serie di prestazioni l’una più bella dell’altra. A ogni pallone toccato giù fischi del pubblico, che ha cercato di farlo ammonire a più riprese sottolineando sonoramente ogni intervento (e con 5 falli, Pogba ha rischiato un giallo per accumulo). E, soprattutto, si è visto Stramaccioni organizzare una vera e propria strategia di enorme attenzione nei suoi confronti, con raddoppi continui. Sta al numero 6 della Juve capire in fretta che qualcosa è cambiato e trovare immediatamente le contromisure, il talento non gli manca per riuscirci.

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