Il Torino torna a vincere contro la Juventus, ma dietro l’exploit del tecnico genovese c’è anche l’inconsapevole mano bianconera

E’ toccato al Torino. E’ toccato a Giampiero Ventura e a Fabio Quagliarella sfatare la maledizione del derby in chiave granata dopo vent’anni di monologo quasi totalmente bianconero. La Mole pende da una parte nuova, o antica se vogliamo, e il fato vuole che i due protagonisti non siano proprio di quelli banali, perché nel calcio ci sono carneadi ma anche storie che non vengono per caso.

La stracittadina numero 140 propone emozioni di ogni genere, purtroppo anche quelle legate alla cronaca nera, con il Torino che parte meglio e la Juventus che anche al trotto trova le soluzioni per cui i suoi campioni sono lautamente remunerati: la sblocca Pirlo, traversa gol, con una punizione tanto già scritta quanto inedita. Pareggia Darmian, uno che per esempio a Conte piaceva tantissimo in chiave Juve tant’è che da subito è punto fermo della sua Nazionale. Ingenuità globale del pacchetto arretrato juventino, ma anche spavalderia e determinazione da parte dell’esterno scuola Milan che un giorno farà come Nesta e andrà a guidare una difesa dal centro, dal cuore. Ha intelligenza superiore per non finire lì, a tempo debito.

E infine, come accennato la risolve l’ex Quagliarella nel secondo tempo. Ma non è questa la notizia. Come non lo è la sequela di occasionissime confezionate da una Juve che reagisce come forse mai prima in questa stagione (dove per la prima volta si trova a soccombere a fronte di un totale ribaltamento di risultato). Padelli show, scrive qualcuno. Fiera dell’imprecisione e della foga negli ultimi metri, pensa qualcun altro. O semplicemente così doveva andare, restituendo un sapore quasi dimenticato ai cugini nel loro miglior anno dai tempi in cui c’era Moggi al timone del management societario. No. La notizia è che il Toro vince questo derby con la formula Conte. Dal 3-5-2 che Ventura non molla più dopo essere stato profeta del 4-4-2 revisited (e Conte del 4-2-4 “talebano”).

Cambiare è sempre segno di intelligenza, saper lavorare su un metodo a te nuovo, nei dettagli, è segno di ingegno e capacità fuori dal comune. Poi anche l’azione clou, rugbistica, ad alta velocità, con palla che scorre da destra a sinistra per i rimorchi di chi arriva nello spazio. El Kaddouri-Darmian-Quagliarella. Tocco sottoporta in anticipo. Come un falco. Come l’uomo che non esulta mai faceva già ai tempi della Juventus, anche se con il contagocce. E anche il tifoso bianconero, anche se per una parentesi indolore, viene riproiettato un po’ nel passato.

CONDIVIDI