Il cuore granata nuova versione…

 

E’ importante quando una squadra affronta di petto i propri problemi e riesce a risolverli attraverso il risultato. La morale di Torino-Copenaghen 1-0 è esattamente questa, anche se i tifosi granata la celebreranno come l’ennesima puntata della saga del cuore Toro, quell’impulso che fa andare oltre gli ostacoli e rende più intensi i successi proprio perché sofferti. La partita di Europa League dice che l’impronta di Ventura è ormai consolidata e sulla base di un impianto di gioco certo si può anche fare strada in Europa. Perché la difesa è solida e gli 0-0 possoo tornare utili nei confronti diretti, per quanto non siano risolutivi. Ma, soprattutto, a contare è la testardaggine del metodo, l’insistere su concetti fino ad avere ragione, le risorse della panchina.

Il problema del Torino è fare gol. Drammatico a inizio campionato, in fase di miglioramento negli ultimi turni, trova nella sfida di giovedì la risoluzione solo nelle battute finali su calcio di rigore preso da un Quagliarella entrato in campo negli ultimi 20 con la consapevolezza giusta: non decidere la gara con qualche giocata determinante, ma mettere in condizione tutti di esprimersio meglio. Perciò: allargamenti del gioco, recupero palla avanzato, sponde e profondità, partecipazione massiccia di uomini negli assalti. Esattamente ciò che già in precedenza il Toro ha proposto senza trovare la risoluzione, però. Perché Darmian e Molinaro spingono in maniera continuativa e con lucidità. Perché Glik e Moretti vanno a saltare di testa (e colpiscono la traversa). Perché Martinez regala brio e scatti nel breve, deve solo imparare (ed è tantissimo, potrebbe anche non riuscirci) che non serve sempre cercare la giocata speciale.
Ma il Ventura style è soprattutto nella compresenza di due fattori: circolazione dietro metodica, magari un po’ farraginosa ma filosoficamente coerente (quella che ogni tanto fa mugugnare il pubblico, non solo quello dell’Olimpico, ma di tutti gli stadi dove si valuta male lo stare nella propria metà campo in possesso di palla); e – subito dopo – manovre a percussione, come se respirare avesse permesso di immagazzinare energia. Forse in questo mix di strategia e passione, in questo legame stringente, c’è il battito del cuore granata versione 2.0

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