La sconfitta di chi non ha controllo: Siviglia-Fiorentina termina con tre gol degli spagnoli

Bisogna evitare la tentazione di farsi prendere dai rimpianti per la partita che poteva essere e non è stata. Anche se l’impressione di avere buttato via l’accesso alla finale per semplici errori di mira è legittima, viste le 4 occasioni del primo tempo, la Fiorentina si è concessa un lusso che in una gara a eliminazione diretta non ci si può proprio concedere e che paga a carissimo prezzo: il mancato controllo di se stessa. Detto altrimenti, è quella qualità che un campionato non esercita se non si ha l’abitudine di giocare tutte gare decisive per la classifica: la capacità di saper gestire le energie, di fare anche barriera nei momenti negativi, di saper passare anche intere fasi di gara di sofferenza per riorganizzarsi e ritrovare, per l’appunto, la piena espressione della possibile efficienza. E’ anche ed ovviamente una questione d’esperienza. Ed è quella dimensione che si vede in Joaquin, che lotta, si danna, picchia e cerca botte fino alla fine, ancor più stimolato dai fischi del pubblico di Siviglia che ha riconosciuto in lui l’ex del Betis, rivale storica. Ed è ciò che manca invece in Salah, che al di là di un sensibile calo di forma nell’ultimo periodo sembra non riuscire proprio a proporre uno spartito diverso dall’abituale e non è certo questa la partita dove riuscire ad esprimersi in linea retta.

Probabilmente non è bastata l’avventura tutta positiva accumulata in questa edizione di Europa League, dove i viola hanno eliminato e in maniera più che convincente fior di squadre. La sensazione è che a Siviglia la formazione di Montella sia rientrata dall’intervallo appesantita nel morale e nelle gambe, come se avesse concentrato tutti gli sforzi nella prima frazione di gioco e non avendo raccolto nulla dell’ingente produzione offensiva ha finito per smarrirsi totalmente. Troppo tardivi gli ingressi di Pizarro e Ilicic, che avrebbero potuto regalare una qualche forma di razionalità o di protagonismo individuale di cui c’era totale bisogno al cospetto del passo decisamente più veloce e determinato degli avversari. Non solo i padroni di casa arrivavano regolarmente prima sul pallone, dimostrando anche un’esuberanza fisica e dinamica che i viola non hanno retto. A rendere la serata davvero difficile, fino a trasformarla in un’agonia, è stata la modalità dei gol, tutti costruiti su scambi veloci che non hanno mai avuto la benché minima possibilità di intercettazione. Una resa totale, esemplificata nella postura di Neto, che in tutte e tre le occasioni non ha neanche sfiorato il pallone, è stato sorpreso controtempo e in occasione del 2-0 ci ha messo del suo provando ad anticipare la parata sul secondo palo sbagliando totalmente la lettura della conclusione di Vidal.

Infine, una nota di demerito va a Gomez. Non solo perché lui ha avuto il pallone del possibile vantaggio e ha cercato la potenza senza trovare la precisione. Non avere trasformato quell’opportunità in gol è stato altrettanto decisivo del non riuscire a proporsi in maniera accettabile anche solo come sponda. Da un bomber della sua esperienza, che proprio in Europa League era riuscito a mostrare le “antiche” vestigia, si deve pretendere un altro impatto sulla partita, anche per regalare morale ai compagni, molto più rassegnati di quel che dicevano episodiche iniziative portate avanti ancora sul 3-0.

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