Ennesimo big-match all’italiana, verrebbe da pensare…

 

Samp-Roma è 0-0, come fosse stata una partita del 1980 o del 1993, ultimo anno prima dell’avvento dei tre punti per vittoria e anche ultimo di Giovanni Trapattoni da allenatore di una big del campionato italiano. Insomma, tutto cambia e niente cambia, nonostante Arrigo Sacchi, le orde di stranieri, i modelli europeisti di Liga e Premier. D’altronde qui siamo in Italia e anche se di fronte c’erano due tecnici stranieri (Mihajlovic vs Garcia, con il serbo ormai adottato italiano ma anche fautore di un calcio discretamente offensivo) lo 0-0 val sempre una serata allo stadio.

 

Ora, non è che Samp-Roma dovesse dare il senso di chi potesse realmente essere l’antagonista scudetto della Juventus. Anzi, ci si premurava che almeno fosse spettacolo. E spettacolo è stato. Spettacolo all’italiana. Due formazioni di folate, tremendismo, corsa a centrocampo e nonostante alcune clamorose sbavature (Gastaldello e Astori top of the flop del sabato sera, eppure due in qualche modo nel giro della nazionale italiana) hanno infine vinto le difese.

 

Il pacchetto Serie A non cambia, o per lo meno sappiamo che può contenere anche questo. Ci deve piacere così. E’ così che il calcio nostrano s’è imposto al mondo, sia con i club sia soprattutto quando è accaduto in maglia azzurra: un portiere che para, una difesa arcigna, un centravanti che segna. Qui però c’erano di fronte Okaka e Totti, già compagni di squadra a Trigoria con almeno 4 generazioni di calcio in mezzo: il primo cerca la consacrazione e pur senza trovare la porta mai s’era visto così combattivo in precedenza, il secondo agisce per la squadra, cioè fa il centravanti ma non è Ruud Van Nistelrooj. Fa altro nella vita. Segna e fa segnare. Ricordandosi ogni tanto di essere uno dei pochi italiani della rosa giallorossa, consapevole quindi che meglio uno 0-0 in trasferta oggi che un titolaccio sui giornali domani.

 

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