La beffa di una Roma che ha una sola idea

Il risultato fa tutto quando si è nelle coppe europee. Perché cambia gli scenari e – di conseguenza – le valutazioni sull’incontro. Nelle gare a eliminazione (che sia diretta o a girone poco cambia, quei 90 minuti hanno un’importanza enorme), i dettagli possono anche fare la differenza quando non si riesce a esprimere una superiorità netta. La Roma di Mosca sembra paradossalmente una via di mezzo tra la Juve delle trasferte continentali: quella che a Madrid punta a dare scacco tattico a Simeone e si preoccupa ben poco di tradurre in conclusioni in porta il lungo e buono possesso palla; quella che ad Atene sciupa troppe opportunità sottoporta, perché la palla dello 0-2 ce l’hanno sia Nainggolan che Ljajic e l’imprecisione di mira si accompagna anche alla bravura di Akinfeev nel secondo caso, oltre che a un difetto di elaborazione del 3 contro 2 (quando ci si trova in quella possibilità, bisognerebbe riuscire a colpire in condizioni di assoluta sicurezza).

Per questi motivi si può parlare di beffa, oltre che per l’esatto momento nel quale è arrivato il pareggio, visto che mancavano 15 secondi al fischio finale e il pallone era nei piedi di uno Strootman che probabilmente non andava rischiato in una situazione più problematica di quello che appariva. In fondo, il Cska pochi attimi prima si era materializzato in un tentativo di rovesciata di Dzagoev che solo la tempestività di Holebas aveva reso goffo, è stato un campanello d’allarme sottovalutato.

Questioni di dettagli, quindi, che però rappresentano anche la vera condanna di Rudi Garcia. La Roma fatica a uscire dalla timidezza che gli ha regalato qualche brutto risultato, tra Bayern e Napoli. Si affida a un Nainggolan perfetto nel cucire i reparti, nel portare la pressione ovunque e nel farlo in modo molto pulito, gestendo la palla riconquistata con estrema lucidità. Ma si è rivelato sbagliato il continuare a proporre un equilibrio basato sul lasciare isolati i tre davanti, fidandosi delle loro capacità tecniche che possono anche consentire di non accompagnare l’azione con più uomini. La sensazione è che così la squadra rischi poco (anche perché in difesa Manolas e Astori sono stati inappuntabili), ma crei anche in maniera troppo sporadica. Esaurita la verve di Florenzi, non sono più nate idee, se non quella di una gestione del vantaggio che continua a essere una condanna per i club italiani

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