Giocassero 10 volte, questo Napoli di Benitez e questa Roma di Garcia ne vincerebbero 5 a testa.

 

Nessun pareggio. O forse sì, esistesse un campo neutro davvero neutro cioè non solo con trasferta vietata ai sostenitori della squadra ospite. Tralasciando questo lato che poi resta il peggio del peggio del calcio italiano (insieme agli stadi deserti delle serie minori, B inclusa), resta il fatto che i giallorossi lasciano ancora una volta la vetta della classifica in mano alla Juventus che vincerà a Empoli e lo fanno in modo passivo. Il primo tempo dei partenopei è da 3-0, e la domanda sorge spontanea: non è proprio la sufficienza nel gioco offensivo, nell’atteggiamento, il primo problema di Benitez? Perché con gente affamata vera, negli spogliatoi gli azzurri ci andavano sul 4-0, con Lorenzo Insigne protagonista dei protagonisti, pronto per una nuova chiamata azzurra agli ordini di Antonio Conte.

E invece no. Le squadre come detto si equivalgono ma la Roma comunque si scioglie anche di fronte ai regali degli attaccanti del Napoli. Peggio che mai dopo gli ingressi di Iturbe e Destro, che vivono male il ruolo di comprimari anche in campionato: svogliati al punto che altre 3 o 4 prestazioni così e si trovano pure deprezzati. Succede, però. Perché l’incredibile è che il Napoli tiene in pugno la partita a centrocampo con Lopez e Jorginho, con Gargano poi, un vecchio reietto. Colui che sradicherà il pallone del 2-0 (sufficiente e sul velluto la finalizzazione sull’asse Higuain-Callejon) dai piedi di Nainggolan, unico a crederci sempre e comunque tra i giallorossi, unico ad arrabbiarsi davvero al triplice fischi. Non ci sarà da stupirsi se nel ritorno la partita sarà l’esatto contrario. Tra tecnici stranieri succede, è anche normale. Tra tecnici italiani sarebbero invece due pareggi quasi scontati.

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