Le cose buone e ciò che non va dopo il riscatto dei rossoneri…

E’ la vittoria di Inzaghi, Milan-Chievo. Non solo perché ne aveva bisogno o perché fa contento Berlusconi non andando a intaccare la presunta aurea magica delle visite del venerdì, ma per come ha corretto un 4-3-3 che nel primo tempo aveva la capacità di andarsi a infilare in imbuti esterni, proponendo ben poca velocità e brillantezza. Questo Milan non può prescindere dalla libertà creativa di Menez. Che ha bisogno di spazi dove decidere i propri tempi di gioco, sentirsi protagonista, anche sbagliare per eccesso di fiducia nei propri mezzi, per poca assistenza dei compagni o per connaturato egoismo. Ma senza il suo estro, il 4-2-3-1 della ripresa non avrebbe la stessa efficacia e – soprattutto – medesima continuità nel tenere sotto un avversario che negli iniziali 45 minuti ha proposto un atteggiamento coraggioso con la pressione delle punte e la capacità di ribaltare in fretta l’azione.
La vittoria di Inzaghi è anche la proposta di Bonaventura a centrocampo: il ragazzo sa svolgere un prezioso compito tattico ubbidendo alle logiche dell’allenatore ogni qualvolta viene spostato nel campo. Colpisce come gestisce il pallone, la capacità nello scarico breve, l’accensione improvvisa con dentro una dose di ragionevolezza in ogni giocata. Sarà molto intrigante verificare come Antonio Conte lavorerà su questo buonissimo materiale di partenza.
Infine, la vittoria del mister milanista deve necessariamente passare dal consolidamento a presa rapida dell’assetto difensivo. Non inganni la casella zero dei gol subiti sabato sera o il relativo poco lavoro di Abbiati. Per gli imbarazzi visti in molte situazioni, a partire dalla fase di costruzione, e per i regali del Chievo in ampi spazi (da Lazarevic a Paloschi) l’imbarcata è dietro l’angolo. Ed è probabile che avvenga contro una squadra media, con le più forti Inzaghi è fin troppo prudente. Ma ieri un velocista alla Okaka avrebbe guastato la serenità rossonera, sicuro

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