In Svezia la Juve non sbaglia facendo valere forza atletica e verticali in campo aperto.

Inizia ad avere sembianze sempre più chiare questa Juventus di Allegri. Serviva una certificazione, se non altro in Europa, non tanto sotto il profilo della prestazione quanto a livello di risultato e di testa. Per il gioco va un po’ da sé: in generale, anche le italiane che sono andate meglio in Europa nella storia, hanno sempre alzato il proprio livello qualitativo di gioco in corrispondenza dell’avversario. In questo senso gli svedesi non facevano da banco di prova, ma sotto ogni altro profilo sì. Ovvero le condizioni del campo, la partita della vita per stupire, la Juventus che se vuole pensare in grande in Champions League ha soltanto un risultato. E 0-2 per la Juve infine fu.

Come arrivarci? Come chiedeva Allegri, in attesa di sfide a singolar tenzone da giocarsi dove a calcio si possa giocare. Chi tra i tifosi della Juventus non ha pensato a un certo punto che bisognasse iniziare ad alzare il pallone? E invece imbucata dritto per dritto a favore di Llorente, uno dei calciatori meno rapidi in assoluto, ma per una volta determinato ad attaccare lo spazio. Movimento intelligente e anticipato che lo rende irraggiungibile. Freddezza. Dribbling sul portiere. Un sinistro giusto il giusto per depositare.

Poi una miriade di occasioni simili collassate al momento dell’ultimo passaggio, per adesso accettabili anche se ci sarà la prova (tecnicamente significativa) contro l’Atletico Madrid.

Quindi il raddoppio di Tevez, dodicesimo sigillo stagionale, pazzesco finanziatore anche nelle irregolarità dei rimbalzi. Una palla “matta” che va nell’angolo, frustata con l’interno piede per non mancare la direzione. Dell’estetica l’Apache è uno che non se ne fa niente. E un gol così poteva segnarlo soltanto un calciatore cresciuto colpendo palloni fatti di stracci su strade poco asfaltate. Allegri di questi tempi si prende tutto, il meglio che questa squadra gli possa offrire: gli arpeggi di Pirlo, la concentrazione di Chiellini, la conicità di Llorente, la totalità di un Marchisio mai così jolly e mai così prezioso. E’ un momento favorevole per la Juve in un momento delicato della stagione. E il 3-5-2 diventa un bellissimo ricordo.

 

CONDIVIDI