Come curare i momenti di difficoltà

Fuori dalla Champions League, in difficoltà in campionato, l’esordio nell’Europa minore poteva essere insidioso per il Napoli, con una piazza che dalla squadra vuole undici leoni in campo – com’è tradizione in questi momenti è al cuore che si comanda -, mentre con la società il feeling sembra essersi spezzato. Gara delicata con Benitez che dopo 10 minuti  si asciuga il volto con un asciugamano come un pugile a bordo ring, in netta difficoltà. Forse vede prima di altri i momenti di sbandamento, tali che il gol dello Sparta Praga sembra annunciato, nonostante sia di fatto il primo vero tentativo.

Ma di cosa soffre il Napoli? Forse anche di una mancanza di spirito agonistico, non tanto di per sé, ma come risposta obbligatoria nei momenti di difficoltà che si vivono in partita. Più precisamente, la sensazione è che la squadra sia troppo lunga, gli avversari disegnano linee di passaggio ampie e ripetute senza che arrivi mai un raddoppio, impossibile da tentare perché il centrocampo lascia troppo scoperto il pacchetto arretrato. Inoltre gli esterni partecipano poco alla manovra. D’accordo, giocando con il 4-2-3-1 affidi a Callejon e Mertens la responsabilità di creare superiorità numerica, ma lasciarli troppo soli significa automaticamente risultare anche alquanto prevedibili.

Ma il Napoli vince 3-1, tutto sommato lo fa agevolmente e ai punti la vittoria non fa una grinza, le occasioni non sono poche e neanche banali. E’ evidente che la cura è data dalla personalità dei suoi big. In primis Higuain, l’unico che svaria davvero, che alterna giocate di prima a momenti in cui fa salire la squadra, che mette la marcia improvvisa e sul 2-1 regala un pallone dorato a Mertens. Il belga fa benissimo, ha il merito di crescere durante la partita, inventa un gol delizioso e una scusa perfetta per un gol di mano (“Mi hanno spinto”, ve lo immaginate Maradona dirlo in Argentina-Inghilterra?). Ma il paradosso, sul quale Benitez dovrà lavorare trovando una risposta, è che nell’inizio di gara, quando la squadra va a recuperare alto il pallone e propone trame veloci, precise e di prima, è anche la fase in cui soffre di più a ritrovare l’equilibrio. Perciò: o il Napoli impara a manovrare più lentamente, trovando però una coralità e soluzioni nuove, oppure rischierà sempre di sbandare, regalando un’impressione di superficialità della sua organizzazione tattica

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