La Germania non ha e non fa paura…

Sicuramente esiste un fattore distraente, una presunzione regalata dall’essere campioni del mondo e anche un legittimo tempo da scontare per assemblare quei cambiamenti che dovranno traghettare la Germania all’Europeo 2016 (Oliver Bierhoff è stato profetico quando ha parlato della necessità di non perdere neanche un secondo). Ma l’1-1 in casa con l’Irlanda, che regala alla nazionale di Loew un momentaneo e clamoroso terzo posto in classifica, dice qualcosa di più. La superiorità tecnica può non bastare quando non è accompagnata da una concentrazione altrettanto perfetta, se non di più. E basarsi solo sul valore dei singoli, sulla personalità che abbonda nella squadra e perfettamente tradotta nella rete di Kroos da fuori area, può anche rivelarsi insufficiente.

Già in Brasile, soprattutto nel match contro gli Stati Uniti, si era notato come i tedeschi non avessero mai fretta di chiudere o risolvere le gare, convinti della loro forza inossidabili. Una qualità psicologica straordinaria, che è stata alla base dell’assoluta sorpresa determinata con i padroni di casa, quando in pochi minuti si è prodotta la nota umiliazione storica. La Germania non prova paura, sembra non avere sentimenti. Probabilmente, però, con l’Irlanda, non ha generato alcun timore, laddove s’intende situazioni di panico e non un logico atteggiamento difensivo, con le linee del 4-4-2 molto strette, compatte e ordinate. L’Irlanda ha pareggiato all’ultimo secondo con il suo calcio funzionante: sfida all’esterno sulle ali (ottimo MCClean per continuità di atteggiamento), palloni buttati al centro, grande energia sulle seconde palle, convinzione fino all’ultimo istante che l’impresa è possibile. Così, O’Shea, autore di un memorabile liscio poco prima senza conseguenze, si spinge sull’ultima possibilità e d’esterno infila Neuer con una deviazione perfetta. Calcio puro, senza fronzoli, concreto: il vintage talvolta torna di moda, almeno per una sera

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