La leggerezza del Barcellona, Insostenibile per l’Athletic Bilbao.

Non è dato sapere oggi, dopo appena 3 giornate di campionato, se il Barcellona di Luis Enrique è significativamente diverso dai precedenti e se tornerà ai fasti di un passato che non sembra mai andato via, giusto una pausa di un anno per lasciare a Madrid Liga e Champions. Resta il fatto che nelle prime apparizioni i blaugrana sono altra cosa rispetto a ieri e sono già in testa alla classifica a punteggio pieno splendidamente soli. Sabato, al cospetto di un Athletic Bilbao che ha sfiorato la gara difensiva perfetta, annullando tutte le possibili linee di passaggio fino a quando non si è messa in atto quella tra Messi e il subentrato Neymar, si è vista una squadra serena, senza ansia, talmente convinta della propria superiorità da accelerare i ritmi solo nell’ultimo quarto d’ora, quando per l’appunto l’asse argentino-brasiliano ha fatto la differenza con due gol. Vedere Xabi in panchina e Iniesta molto meno coinvolto nella manovra qualcosa vorrà dire, anche se magari è solo uno stato transitorio dovuto alla loro relativa forma, piuttosto che un cambio radicale di filosofia.

Già, il tiki-taka. Qualsiasi cosa si pensi, sulla sua forza ideologica, sulla noia connessa, sulla funzionalità vincente, oggi non lo si vede più. Il Barcellona vive di spinta sulla fascia e dà a Jordi Alba la responsabilità di immettere iniezioni d’energia e brillantezza, con tanto di cross che non si vedevano prima perché considerati tabù. L’Athletic Bilbao ha provato a inibire la lunga circolazione palla con una difesa alta, ma i padroni di casa non si sono fatti irretire e hanno cercato la profondità con meno passaggi (per quanto il possesso resti sempre saldamente sul 60%) e con maggiori verticalizzazioni, con un Rakitic che abbina corsa nel recupero e capacità di ribaltare il fronte in qualsiasi punto si trovi.

Non tutto funziona ancora, ovviamente. Pedro sembra sempre perdere l’attimo della giocata decisiva, sebbene è sempre molto presente nelle trame offensive. Munir si compiace qualche volta di un dribbling ancora acerbo. Ma la leggerezza mentale della squadra, che non sembra mai deprimersi neanche quando trascorre periodi senza trovare sbocchi, è forse ciò che oggi rende più forte Messi e la sua tribù. Se questa è l’eredità di un calcio a memoria fatto per molti anni lo si vedrà in seguito. Per ora basta e avanza per spaventare una concorrenza che a Madrid – invece – vive molto più di accensioni nervose, nel bene e nel male

 

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