8 fotogrammi dell’incontro della finale di Coppa Italia 2015: Juve-Lazio 2-1

Le finali sono sempre copioni a parte. Juve-Lazio, ultimo atto di Coppa Italia, non ha presentato molti motivi di somiglianza con quanto era successo in campionato. Può essere anche un’indicazione positiva per Berlino e per il derby di lunedì, i due impegni più importanti per la stagione delle due squadre: in gara secca, i valori si livellano. الكزينو L’incidenza degli episodi è enorme. I nervi, gli entusiasmi momentanei, le situazioni d’ansia finiscono per decidere quanto, se non di più, del livello tecnico.

A tal proposito, si possono evidenziare alcuni fattori che possono costituire, in ordine cronologico, un riassunto di una partita non bella, molto “italiana”, con grande densità a centrocampo e comunque forti emozioni.

1) I due gol d’apertura. Radu e Chiellini, entrambi da palla inattiva. Collocati su un’altra scala temporale, sono l’equivalente di Real Madrid-Atletico Madrid dell’anno scorso, con i colpi di testa di Godin e Sergio Ramos. Uno si aspetta chissà quali colpi dei campioni e poi fanno la differenza i difensori da calcio piazzato.

2) I falli chirurgici. Non per violenza, è stata una gara intensa e mai oltre le righe. La precisione è stata di entrambe le squadre: si arresta il gioco soprattutto su ripartenze potenzialmente pericolose. C’è stato un uso intelligente e necessario dell’ostruzione. Un segno di maturità, da spendere nei successivi appuntamenti.

3) Djordjevic, Matri e non solo. La panchina ha deciso tanto, anche per questioni di centimetri, dal doppio palo del laziale al fuorigioco infinitesimale dello juventino. Ma la mossa più produttiva sulla qualità del gioco è stata il cambio Pogba-Pereyra. L’argentino ha regalato più sicurezza nel palleggio. E gli effetti si sono visti.

4) La vittoria tattica di Pioli. Difesa a 3 e soprattutto Candreva e Felipe Anderson molto centrali. Buon dialogo reciproco, scambi continui, primo tempo a favore di una Lazio che si trovava con maggiore efficacia.

5) La sicurezza della difesa Juve. Se è la meno battuta c’è un perché. كازينو عربي Nel finale fatto di continui cross, i bianconeri non hanno concesso nulla di testa. Peccato che il Barcellona non abbia giganti in mezzo all’area e proponga un calcio tutto diverso.

6) Cataldi è una realtà. Sbaglia un tiro su un pallone intrigante servito da Felipe Anderson, ma quante cose fa il ragazzo. Persino troppe per non perdere in qualche occasione la lucidità. Però uno così è una certezza per il presente be il futuro. رهان اون لاين

7) La solitudine. Klose e Llorente, non è la loro partita. Il tedesco tocca meno palloni dello spagnolo e non tira mai una volta. Ma lo juventino è lontano anni luce dagli standard di rendimento della passata stagione e non c’è tifoso che ieri non abbia rimpianto Morata.

8) Ne manca una. E’ il messaggio di Andrea Agnelli a Gigi Buffon al momento dell’abbraccio finale. Oltre all’entusiasmo dovuto alla conquista della decima coppa Italia, la sensazione è che l’ambiente ci creda. La cosa più interessante sarà capire dopo l’esito di Berlino se, nella vittoria o nella sconfitta, si leggerà una qualche linea di continuità con la finale di Roma.

CONDIVIDI