I bianconeri battono il Genoa, l’avversario giusto. Juve-Genoa, decide uno scatenato Tevez

Per capire bene ciò che è successo realmente allo Juventus Stadium, occorre probabilmente dirigere lo sguardo a qualche ora successiva. Esattamente a Napoli e a un primo tempo provo di spunti e di velocità da parte della squadra di Benitez. Scorie di coppa, si dice in questi casi. Ed è senza ombra di dubbio vero che grumi di fatica lasciano nell’anima, prima ancora che nel fisico o nella mente, gli impegni infrasettimanali e le responsabilità annesse. In quei casi, trovarsi di fronte in campionato avversari chiusi, che magari non dichiarandolo però puntano apertamente allo 0-0, può indurre a quelle gestioni di gara vagamente intorpidite, che finiscono per complicare il quadro e non consentono di far emergere la superiorità che si possiede.

Nel caso della Juve, se non si è verificato ciò che si è visto al San Paolo, il merito va addossato tutto a Gasperini e a un Genoa che si è presentato con un buon tasso di aggressività. Era esattamente quello di cui aveva bisogno la formazione di Allegri. Pressing alto a partire dal rinvio di Buffon, mai agevole. Bonucci chiamato all’impostazione cercando i due attaccanti, un Llorente più mobile delle ultime apparizioni e un Tevez come sempre connesso con le esigenze della partita. Un Pereyra molto mobile a cercare di guadagnare metri con spunti in progressione e la catena di destra molto più utilizzata dell’altro fronte, dove Padoin è rimasto sempre molto basso, a eccezione di una piccola fase nella ripresa. Sono state queste le mosse obbligatorie della Juve per sfuggire a una supremazia territoriale che – in questo ha ragione il mister del Genoa – non si era vista nella gara d’andata, seppur vinta dai liguri. Un coraggio, quello rossoblu, che testimonia anche come possieda ancora risorse per lo sprint finale, che potrebbe anche risultare interessante tenendo conto dei 3 punti virtuali da aggiungere alla classifica se nel recupero sconfiggesse il Parma.

La Juve “europea” è esattamente questa: una squadra che non si smarrisce, anzi, si ritrova e ridefinisce in tempi rapidi la sua identità laddove viene attaccata. Merito anche di una linea difensiva che con il ritorno di Barzagli non accusa il minimo scompenso, a eccezione di un cross di Roncaglia per Perotti. Fateci caso: nell’ultimo mese, il lavoro che ha dovuto eseguire Buffon è stato davvero minimo. E le cifre complessive, almeno per quanto riguarda il campionato, dicono che la Juve incassa mezzo gol a partita, un indice di solidità che significa sempre garanzia di primato.

Il resto, ed è tantissimo, lo fa Carlitos Tevez. Gasperini ha espresso quasi rassegnazione a fine gara, come se contro la verve dell’argentino non si potesse fare proprio nulla. E’ un tema interessante, una sfida che qualche tecnico dovrebbe raccogliere sul piano tattico e organizzativo: come si fa ad annullare le virtù del numero 10? In cosa lo si può contenere? Dove va costretto a giocare per evitare che si trasformi nel giocatore decisivo? Forse l’unico che ha saputo trovare risposta a questi difficili interrogativi è stato Ventura nel derby d’andata, proponendo una densità che ha funzionato. Gli altri hanno perso e si spiega anche così la totale supremazia bianconera in questa stagione.

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