Nella semifinale di Coppa Italia, Juve-Fiorentina, l’egiziano viola Salah piega con una pesante doppietta i bianconeri di Allegri

La gara d’andata valida per le semifinali di Coppa Italia ha detto che la Fiorentina ha sangue freddo, che il lavoro di Montella alla lunga paga nonostante stravolgimenti (tra infortuni e mercato) degli uomini chiave. Di contro la Juventus di Allegri vive ancora troppo l’emotività delle partite, vedi Cesena e la gestione dell’ultimo quarto d’ora a Roma in superiorità numerica. Tecnicamente, la Viola ha giocato meglio. A calarsi nella partita, i gigliati sono stati più bravi. Risultato in fondo giusto è anche il parere comune. Sono però state 4 partite in una, dal copione anche imprevedibile come quel folletto di Salah che è arrivato come un marziano sulla Serie A ma che adesso non sa ancora che il difficile per lui sta per venire. Perché l’Italia è così, ed errori gestionali come quello commesso dai bianconeri dopo 11 minuti ne accadranno sempre meno a prescindere dal tenore dell’avversario.

Quindi la si è vista e vissuta per blocchi: dieci minuti solo di Juve, Vidal al tiro dopo nemmeno un minuto, ottima pressione e baricentro aggressivo. Poi Salah emula Bruno Peres e i bianconeri ci restano sotto. Soffrono il nonsense di un coast-to-coast che nemmeno in amichevole estiva. Macinano fino a trovare il cross del pari, quello di Pepe, il migliore della rosa a mettere palloni in mezzo anche con una gamba e mezza. Ci sta, la partita in quel momento è nel suo momento meno entusiasmante e la Juventus riesce a portare se non altro palloni avanti. E’ la seconda partita nella partita, molto Serie A e poco internazionale.

Poi arriva il riposo. Qualcosa verrà sistemato, Allegri riguarda i compiti degli esterni. E’ quasi 3-5-2, ma forse in campo non tutti hanno capito bene. Montella non tocca nulla e domina in lungo e in largo, i padroni di casa iniziano a sbagliare anche le cose semplici (e non in attacco). Secondo gol di Salah, regalato a uno che in quanto a freddezza ne sa qualcosa. E’ stata la partita tre, la parte decisiva del successo della Fiorentina allo Stadium (una prima volta per i viola).

Infine partita quattro. Arrembaggio. Non saltano gli schemi ma quasi. La Juve torna al più produttivo, offensivamente, 4-3-1-2, mette i grossi calibri tutti insieme (con Pereyra alle spalle di Tevez e Morata). Neto però ne deve parare soltanto una, portata tra l’altro in area da Caceres il quale viene dalle retrovie. Giusto così, direbbe qualcuno. C’è più gusto a guardare la gara di ritorno al Franchi prevista per inizio aprile.

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