L’amichevole Germania-Australia termina 2-2. L’attaccante dell’Inter Podolski salva i campioni del mondo dalla figuraccia

Un’amichevole non fa primavera, tanto più a quattro giorni da un’importante gara di qualificazione per un Europeo che i campioni del mondo devono correggere dopo gli iniziali passi falsi. Però, la sensazione che alla Germania sia andata bene nel 2-2 con l’Australia non è figlia solo dal gol del pareggio avvenuto a 10 minuti dalla fine o dalla circostanza che ha visto gli ospiti sfiorare anche il colpo del clamoroso 1-3 nella ripresa. C’è qualcosa di più e se non si può dire anche di più profondo è perché i tanti cambi di formazione rispetto alle abitudini non consentono di esprimere un giudizio più definito. Ma un dato è certo: l’interessante esperimento di un 3-1-4-2 (o se volete con due a protezione della difesa) non ha funzionato in nessuna linea.

La difesa è apparsa alquanto incerta nella capacità di reazione ed è stato clamoroso come il gol del momentaneo 1-1 firmato da Troisi su un colpo di testa indisturbato fosse stato largamente annunciato quando ancora il risultato era fermo sullo 0-0. Non solo: la circolazione palla è apparsa inadeguata non tanto sotto il profilo della velocità, ma sul piano prettamente tecnico, con controlli approssimativi (su tutti Mustafi, che pure sul piano prettamente distruttivo è apparso più in serata rispetto a Badstuber e Howedes, alquanto legnosi).

L’idea di Khedira e Gundogan davanti era suggestiva, anche perché il madridista in quella posizione sa disegnare geometrie e la sua corsa elegante lo accompagna in incursioni da vecchio libero. Proprio la rete iniziale di Reus è nata da un suo break, accompagnato da un’accelerazione con tempi di scarico perfetti una volta raggiunta l’area di rigore. Un’azione che sembrava denunciare le difficoltà degli ospiti e che non ha più trovato repliche anche per il sensibile calo di cattiveria agonistica. Quanto al centrocampista del Borussia Dortmund, come già evidenziato nel match di ritorno con la Juventus, sembra lontano dalla migliore condizione e il suo contributo, tradizionalmente esemplare nel lavoro di cucitura delle linee, è alquanto limitato.

Davvero deludente la prova di Bellarabi sulla destra. Il giocatore che aveva spaccato la difesa dell’Atletico Madrid non ha mai prodotto un momento realmente significativo sulla fascia e quando ha cercato di accentrarsi non ha individuato nessun spazio dove realmente risultare utile per la manovra. Ozil ha confermato una certa mancanza di continuità all’interno della gara. Ben altra musica ha suonato Schurrle all’ingresso in campo nelle fasi finali. Un dinamismo, il suo, associato a una qualità tecnica che ha confezionato la rete del pareggio e ha regalato altri spunti interessanti, vere e proprie iniezioni di adrenalina alle quali ha contribuito anche Podolski, apparso decisamente più in fiducia di quanto mostrato finora nel campionato italiano (e sulla sua classe basti vedere la freddezza con la quale ha toccato il pallone del 2-2: un altro al suo posto avrebbe sparato forte, ingolosito dal varco che si era aperto; lui ha piazzato la sfera).

Infine, una considerazione sul doppio falso nove rappresentato da Gotze e Reus. Il primo è stato abulico, il secondo letale ma anche compiaciuto, soprattutto quando a tu per tu ha avuto la possibilità di firmare la doppietta e il 2-0 che avrebbe incanalato la partita su altri binari. Nasce da lui il sospetto: e se nella manifestazione di certe difficoltà ci fosse anche un pizzico di narcisismo in tutta la squadra? Sarebbe una novità, ma forse il piccolo male del dopo Mondiale può annidarsi in questo.

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