Torino bello ma striminzito, ma i granata potevano questa volta fare di più?

Giampiero Ventura non se le manda a dire con un tifoso che lo rimprovera (maleducatamente) al momento del triplice fischio dell’arbitro Orsato, ovvero a neppure un minuto dal gol che vale tutta la posta in palio da parte di Andrea Pirlo. Ventura ha istintivamente ragione (come concetto): i suoi hanno messo anche alle corde la Juventus, l’hanno rimontata e costretta ad affanni difensivi nuovi, addirittura impaurita ogni qual volta nel secondo tempo i granata trovassero un po’ di campo aperto davanti. E’ riuscito quasi tutto ai giocatori in campo con la maglia del Toro: museruola per Llorente e Tevez, argini su Lichtsteiner fino a fargli perdere un po’ la testa, melina tra centrocampo e difesa con i bianconeri quasi costretti a correre il doppio dei cugini.

Dunque Ventura è bravo, non serviva il secondo derby di fila perso allo Juventus Stadium giocandosela in modo più che degno. Però la gestione di quel secondo tempo ha qualcosa che deve far riflettere. Perché togliere Quagliarella? Perché togliere la carta matta? Perché Larrondo che non vale neppure un turno preliminare di Coppa Italia? Perché Benassi? O meglio, perché il giovane senza avergli detto che quando la temperatura si fa calda serve sparare il pallone? Perché sostituire El Kaddouri senza che El Kaddouri capisca che deve passeggiare per il campo e non correre verso la panchina?

La controprova non c’è mai, ma la sensazione è che lo stesso Ventura al momento dell’espulsione di Lichtsteiner abbia potuto pensare che ormai perderla non la perdeva più. Ha gongolato in panchina, non ha più urlato. Lo ha fatto per lui Andrea Pirlo. Ennesima lezione di calcio giocato per un derby finalmente giocato ai livelli di quelli dei primi anni ’90 (soltanto che all’epoca invece di Amauri c’era un certo Ruggero Rizzitelli).

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