2 reti all’Azerbaigian e 2 riflessioni.

Quando si osservano le squadre di Antonio Conte interagiscono due aspetti ineludibili: il gioco a memoria e l’interpretazione personale. Nei primi due test della nuova Nazionale era sembrato che si fosse impeccabili in entrambi, lo striminzito 2-1 – per quanto più che legittimo – di Italia-Azerbaigian suggerisce invece qualche complicazione in più.
Riassumiamo il tutto attraverso due immagini, una per tempo, in qualche maniera insolite ed eccezionali.
La prima è di Marchisio che non crede a un pallone appoggiato da Zaza e assolutamente prendibile. La mezzala della Juventus scuote la testa, come se fosse il garante della soluzione studiata, non importa che quel pallone fosse ancora giocabile, non lo sarebbe stato per come si sarebbe dovuto eseguire. Ecco il rischio del Contismo azzurro: cercare troppi automatismi e patire psicologicamente quando non si verificano. E’ risultato evidente nella scarso inserimento degli interni (Florenzi quanto mai in ombra) e nella mancata influenza sulla trequarti nel primo tempo. Una zona mai conquistata, probabilmente anche una scelta per non ingolfarsi, ma altri spazi non si sono trovati e si è finiti per aggrapparsi alle torri difensive.
La seconda immagine è la rovesciata straordinaria di Zaza di poco fuori (un’altra l’ha tentata ma ha trovato un corpo su cui il pallone è andato a sbattere). La sensazione è che al bomber del Sassuolo e a Ciro Immobile non difetti assolutamente la volontà, la generosità, la personalità. Ma i troppi complimenti finora ricevuti – per quanto meritati – stanno portando la coppia d’attacco a pensare di dover fare cose eccezionali per lasciare un segno oltre lo spartito. E’ come se così denunciassero la loro difficoltà a stare ingabbiati nei compiti prefissati. Laddove Giovinco, invece, entra, viene messo in una posizione dietro le punte e riesce straordinariamente a ritagliarsi spazi di libertà e d’inventiva

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