E’ l’uomo decisivo in Brasile-Perù, esordio in Coppa America

Il Brasile migliore presente negli occhi dei suoi tifosi era quello dei quarti di finale del Mondiale. Ovvero, tutte le speranze e anche la concretezza nutrite in grande quantità prima dell’1-7 incancellabile con la Germania. In quella gara, invece, il 2-1 sulla Colombia era parso il giusto premio di una squadra che non incantava ma che si poggiava su due punti di forza: il protagonismo di Neymar, talvolta velleitario nelle sue soluzioni ma sempre propenso a interpretare la parte del leader, a porsi come punto di riferimento per la squadra e purtroppo pure per le carezze degli avversari (da qui la botta di Zuniga alla spina dorsale che lo pose fuori causa per la semifinale). Poi, le ardite discese di David Luiz, magari realmente troppo rischiose, però giuste, dovute, improvvise, come il suo calcio di punizione infilatosi alle spalle di Ospina e il titolo di Man of the Match attribuitogli giustamente dalla Fifa.

Neymar e David Luiz sono anche i grandi protagonisti dell’accensione della Coppa America verde-oro. Cinque minuti e c’è già moltissimo. Un quarto d’ora e c’è quasi tutto. Per avere però il senso definitivo della prova d’esordio contro un ottimo e intelligente Perù bisogna attendere la fase di recupero, dove si compie il destino della gara. Procediamo con ordine: calcio d’inizio per il Brasile. Dunga deve avere impartito lezioni su come s’imposta da dietro con calma e la sua squadra ci prova. Lunga circolazione perimetrale, si torna tranquillamente indietro e soprattutto si tenta di far andare veloce il pallone. Sarà stato il freddo dell’inverno cileno, ma nel resto della gara il ritmo sarà più nelle gambe dei 22 in campo, disponibili a darsi battaglia in tutte le zone del campo, piuttosto che nei piedi, talvolta approssimativi quel tanto che basta per imporre un necessario rallentamento. Il primo vero sbocco lo trova Dani Alves con un taglio profondo per Neymar, bravissimo a farsi trovare libero, meno nell’accompagnare il movimento a un’idea.

Ma “l’assassino” è già dichiarato da subito: e difatti, alla prima incursione al quinto l’asse del Barcellona funziona, con spiovente dell’esterno destro e colpo di testa di O’Ney tutto libero in mezzo all’area (una combinazione proposta al Vicente Calderon in Supercoppa di Spagna, all’inizio della stagione). Una circostanza ancora più condannabile perché il Perù è appena passato in vantaggio su errore da Mineirazo di David Luiz, che da centrosinistra se la cava molto male di destro, lascia il pallone al portiere Jefferson che lo imita peggiorando e con un rinvio da horror consegna a Cueva i pallone del vantaggio. 0-1, 1-1 e tanto altro nel primo quarto d’ora. Con Neymar che suggerisce a Fred uno spazio dal quale calciare verso la porta e scocca anche un tiro a colpo sicuro salvato per miracolo dalla difesa avversaria.

Il 10 è altra cosa dalla versione blaugrana, dove il 10 lo indossa un altro. Si accende a intermittenza ma lo scatto palla al piede è sempre fulminante. Inventa anche da fermo, colpendo la traversa nella ripresa. Si diverte con due sombreri di fila, ovviamente conclusi da una capriola per accentuare il fallo ricevuto. E, soprattutto, si muove lungo tutto il fronte d’attacco, agisce da trequartista, ha una velocità di passo strepitosa anche se talvolta finisce per perdere palla per troppa testardaggine. Scopre il piacere di muoversi in orizzontale, dribbling rotondi e improvvise sterzate, lunghi esercizi di apparente dominio sul match che si chiudono al 92’, quando con un diagonale tagliente da sinistra scova Douglas Costa sull’altro lato ed è così geniale il suo passaggio che Gallese sembra un difensore disperato che va in tackle per colmare il ritardo invece che un portiere in uscita. E’ il gol vittoria ed è al 90% tutto di Neymar, uno che ti fa vincere mentre Messi pareggia passando dal 2-0 al 2-2 col Paraguay.

Brasile 2-1 Perù, gruppo C [VIDEO HIGHLIGHTS]

CONDIVIDI