Partita emozionante Cagliari-Inter: per i nerazzurri terza vittoria di fila

Era dal 2012 che l’Inter non infilava tre vittorie consecutive in campionato. Al Sant’Elia Cagliari-Inter regala un match quantomeno bizzarro: i rossoblu alla ricerca disperata di punti salvezza hanno affrontato l’Inter di Mancini in via di guarigione cercando attraverso il pressing alto, di mettere in difficoltà gli avversari nei primi minuti di gara, senza però riuscire nell’intento. I nerazzurri infatti, dopo circa un quarto d’ora, sono riusciti ad alzare il baricentro conquistando campo e creando diverse palle gol.

Un Podolski non certo impeccabile sottoporta non è riuscito a concretizzare tre facili occasioni, ma comunque per tutta la seconda parte della prima frazione di gioco gli ospiti, padroni del campo, hanno sfiorato il vantaggio, anche grazie alle conlcusioni di Brozovic e Icardi. Con un 4 3 1 2 gli uomini di Mancini sembrano, a dispetto di qualche settimana fa, a proprio agio nella costruzione del gioco e quando all’intervallo le due squadre sono rientrate negli spogliatoi sullo 0 a 0, era sicuramente l’Inter ad avere i maggiori rimpianti per non avere sbloccato la gara.

All’inizio della ripresa Kovacic con un colpo di tacco da avvio ad una bell’azione. Cross di Podolski per Icardi, l’attaccante argentino viene fermato in area di rigore, ma sulla corta ribattuta della difesa cagliaritana è lo stesso Kovacic, al rientro dopo tre partite osservate dalla panchina (almeno dal primo minuto) a battere il portiere avversario con un preciso e potente sinistro sotto la traversa. A questo punto la partita prende una piega che non ti aspetti: tutto quello che di buono i nerazzurri hanno fatto vedere in attaccco viene annullato da una serie di amnesie difensive quasi imbarazzanti. I centrocampisti dell’Inter non riescono mai a fare ripartire l’azione, Medel, Brozovic e in parte anche Guarin (seppure tra i migliori in campo) perdono palloni facili e patiscono il pressing avversario. Cossu M’Poku e Longo (che sostituisce l’evanescente Cop) falliscono facili occasioni per riportare la partita in parità. Come spesso capita è chi sbaglia di meno che riesce a segnare: così Icardi sfruttando una ripartenza entra in area di rigore, supera con una bella finta Capuano e di sinistro mette la palla nel sette battendo l’incolpevole Brkic.

Partita finita? Neanche a pensarlo. I nerazzurri fanno di tutto per riaprire la gara e Longo, con la complicità di Carrizo, fino a quel momento tra i migliori in campo per l’Inter, riesce a segnare la rete dell’1 a 2. Altra distrazione di Juan Jesus, l’attaccante sardo tira dal limite di destro, palla contro il palo e poi dopo essere carambolata conto la schiena del portiere si insacca. Mancini inizia ad agitarsi in panchina: quella che si profilava essere una facile vittoria rischia di diventare un calvario. Dentro Dodo per Podolski, si passa alla difesa a cinque e i nerazzurri diventano di nuovo padroni del campo, tanto che Hernanes, entrato nel finale, sfiora il terzo gol colpendo, proprio allo scadere, la traversa.

Quali considerazioni per Mancini? Dalla metacampo in su, considerando anche la disponibilità di Shaqiri e Palacio, sono decisamente buone, con una squadra che verticalizza bene e un Guarin che attacca gli spazi ed è l’uomo ovunque. Dalla metacampo in giù sono decisamente meno positive. Il centrocampo fa poco pressing (e patisce quello avversario), la difesa patisce soprattutto sulle fasce e molti errori individuali mettono costantemente in apprensione la retroguardia. In Europa con questa difesa si fa poca strada (anche in Europa League): i tre gol di Glasgow ne sono un esempio.

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