La rivincita filosofica di Pep Guardiola: Bayern-Porto termina con una pioggia di gol dei tedeschi

Ci sono 5 reti di divario tra il Bayern Monaco di Guardiola e una squadra irriverente, aggressiva, con mentalità vincente come il Porto? La domanda è molto simile a quella posta dall’ambiente nostrano dopo il 7-1 (esterno) ai danni della Roma. La risposta non c’è, perché il calcio non va per valori assoluti. Però ci sono cose che vanno anche oltre il suicidio tattico (che fu per esempio quello dei giallorossi) e allo strapotere tecnico.

Non è dato e non è chiaro sapere se i portoghesi abbiamo pensato realmente a una gara di protezione e ripartenza. Probabilmente sì, anche se il 5-0 della prima frazione è difficile da far combaciare. C’è però un senso a una partita vinta con 5 marcatori diversi, alcuni con soluzioni bowling e altri con soluzioni flipper. E il senso è che la velocità di pensiero ed esecuzione dei tedeschi levigati tecnicamente dal lavoro concettuale di Guardiola è due volte più veloce della velocità difensiva del Porto. Un dato imbarazzante al pensiero, ma tremendamente reale. Se tamponi uomo su uomo sei perso, se a centrocampo rincorri sei sperso, se Lewandowski ha la palla fa gol e se non fa gol è perché fa parte delle 3 partite nere che in una stagione possono anche capitare. C’è rotazione nella finalizzazione, c’è una squadra ospite che si è frantumata e non certo per la pressione dell’Olympiastadion.

Ci sono da una parte il Bayern Monaco degli assenti di cui in tanti inspiegabilmente ridevano dopo l’andata (come se il Do Dragao fosse un campo come quello del Frosinone), cioè la stessa identica formazione dell’andata fatto salvo Badstuber al centro della difesa al posto del commovente Dante. C’è qui dentro tutta la rivincita filosofica di Guardiola, uno che lavora ad alta velocità con tutti, che non preclude a nessuno dell’organico la possibilità di stare dentro il progetto. Una cosa Pep l’ha davvero imparata, in Italia: per fare grandi cose, che poi con la qualità degli uomini possono diventare grandissime, bisogna essere prima di tutto squadra.

Ed è stato un naufragare, vista dall’altra parte. Però a certe situazioni devi essere preparato. Se il Bayern segna nel primo quarto d’ora la rimonta è scritta. Ogni gol devi resistere per almeno 10 minuti, perché 5 per il discorso delle ondate emotive che agiscono su testa e gambe sono letali. 8 nel caso di Boateng che raddoppia dopo il gol di Alcantara al 14′. 5 minuti esatti per il terzo sigillo, la playstation confezionata di testa da Lewandowski. 3-0. Prendiamo fiato. Poi tocca all’onnipresente Muller al 36′ e 4 minuti dopo, appunto, ancora al centravanti polacco ex Borussia. La legge non ammette ignoranza. Se la ignori sei fuori. Soprattutto contro formazioni programmate per distruggere mentre sembrano sorriderti.

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