La spietata felicità del Barcellona e la vittoria dell’altruismo

Non bisogna guardare al punteggio finale per cogliere il significato della semifinale di ritorno tra Bayern e Barcellona. Anche se va rilevato che i tedeschi hanno dimostrato orgoglio nel rovesciare il risultato sfavorevole determinato al termine del primo tempo e pure un’insistenza metodica, una coerenza nella lucidità degli assalti che hanno portato al gol di Lewandowski (alla Van Basten, l’ha definito Massimo Mauro, probabilmente ripensando a quel gol che realizzò all’Empoli nel suo primo anno milanista) e anche al 3-2 firmato da Muller. E proprio in quell’azione si è visto lo spartito preparato da Guardiola o forse, il limite di una gara che i catalani erano riusciti a direzionare secondo i loro desideri: palla a una boa centrale, non necessariamente avanzata, spesso collocata appena dopo il cerchio del centrocampo, scarico indietro per una successiva verticalizzazione con la speranza di individuare qualche corridoio, visto che sulle fasce raramente si è riusciti ad arrivare dopo qualche buon spunto nella primissima parte dell’incontro. Il problema è che il Barcellona, almeno fino a quando la gara ha avuto un senso per la qualificazione, ha dimostrato una volta di più che può anche concedere campo e già strapparne lembi è tutt’altro che facile data l’aggressività di un pressing che ha in Rakitic un giocatore superbo per continuità. Ma anche quando è costretto ad arretrare di qualche metro il suo baricentro, la linea difensiva non si fa mai schiacciare in area ed è anche attraverso questa splendida fermezza che una volta riconquistato il pallone, si trova facilmente uno dei tre attaccanti, mai posizionato troppo distante. betway

E poi per l’appunto ci sono loro tre. I due gol di Neymar sono stati la ripetizione della rete meno celebrata dell’andata del Camp Nou ma anche più risolutiva per determinare una seria ipoteca sul match di ritorno, quel terzo acuto che aveva visto interagire prima Suarez (vanamente fermato con un fallo), poi Messi inventore di un filtrante e quindi Neymar andare a concludere a tu per tu con Neuer dopo una cavalcata in campo aperto.

Cambia l’ordine degli interpreti all’Allianz Arena e il momento in cui colpiscono, non la spietata felicità con la quale confezionano l’uno-due che consegna il biglietto per Berlino molto prima del fischio finale. E, particolare non secondario, oltre alla precisione tecnica delle giocate, va sottolineato l’assoluto altruismo di Suarez, che regala a Neymar due palloni d’oro, dimostrando una volta di più la sua straordinaria attitudine alla rifinitura in zona gol.

E’ proprio questa la forza gigantesca del Barcellona. La si vede persino negli ultimi secondi, quando è Neymar a decidere di non firmare una più che possibile tripletta per disegnare per Messi, ma un po’ troppo lungo, il possibile 3-3. Questione di centimetri, tutt’altro che gravi quando si può festeggiare una finale, ma è anche da questi particolari, oltre che dagli abbracci festosi, che si capisce lo spirito della grande squadra. الالعاب التي تربح المال

Il limite di Guardiola – ma è condannabile contro tre mostri simili? – è che questa qualità la conosceva molto bene e si è fidato di poter evitare o sopportare l’’uno contro uno, puntando su un’idea di gioco attivo basato su una presunta superiorità del suo centrocampo a 4. E’ imperdonabile riuscire a sbloccare da corner dopo appena 7 minuti e farsi trovare scoperti subito dopo, quando già dopo pochi minuti Rakitic si era presentato da solo davanti a Neuer. In coppa i gol non subiti sono sonanti campanelli d’allarme. Non averlo sentito è la colpa vera di una serata dove comunque la rimonta era pressoché impossibile. لعبة كريكت


CONDIVIDI