Il lato pratico del calcio italiano: Atalanta-Roma di campionato

Gara da psicosi nervosa, come dimostrato dalla irrefrenabile e tenace esultanza di un calciatore esperto come Daniele De Rossi al triplice fischio. Sono partite da cui non s’impara nulla guardando al di fuori dei confini nazionali. Due o tre ottime imbeccate individuali (migliore in campo Adem Ljajic, quindi è spiegato quanto siamo ancora appesi al singolo gesto individuale e non al concentrato di gioco collettivo), una miriade di falli, gioco effettivo ai minimi termini, arbitrato tempestato di commenti e pressioni, tutto per arrivare al risultato.

Il che alla Roma di Garcia, il quale pian piano si sta attestando ai canoni piuttosto arcaici della Serie A (sì, era successo anche a Conte nel corso dei tre anni alla Juventus, ma Garcia è straniero e ci si può attendere di meglio), sta bene così. All’Atalanta meno, ma d’altronde ognuno si sceglie di che morte morire. Io sono sempre dell’idea che sia meglio morire sorridendo, ma in Italia tutto (il calcio più di tutto) viene preso troppo sul serio.

Volto della gara? Il laterale orobico Raimondi. Dal che Atalanta-Roma passa dall’essere un possibile 2-0 ispirato da questo onesto corridore di fascia, venuto dal basso, nato terzino e ora tornante di equilibrio e impennate. In Serie B di giocatori così ce ne sono a bizzeffe. Eppure ha fatto il mattatore, anche in senso contrario, cioè quando un Ashley Cole ormai in riserva fa valere l’esperienza. La partita gira. Davanti l’Atalanta è poi soltanto più le sportellate ormai da anni piuttosto casuali di Rolando Bianchi. Finisce quindi giustamente così, seguendo il pronostico della vigilia. Per tenere vivo il campionato più snervante del mondo. In tutti i sensi.

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