Italia-Olanda 2-0: un saggio dei desideri di mister Antonio Conte

Sarebbe errato non vedere il peso degli episodi in una partita che ha comunque emesso un verdetto chiaro, non tanto di superiorità dell’Italia, quanto dei limiti dell’Olanda. Che, forse, al di là di cambio di modulo e allenatore, è una squadra che non può giocare senza Robben e la cui circolazione lentissima è stata la dimensione più propria anche al Mondiale, occultata parzialmente dal 5-1 alla Spagna. Perciò, è legittimo pensare che senza il lancio di Bonucci e il perfetto stop a seguire di Immobile nell’occasione del vantaggio, la partita sarebbe stata un lungo confronto scacchistico da due impostazioni che cercavano di trovare il varco senza particolare fretta.

Ma la partita è stata comunque un perfetto esempio di cosa sia quell’idea di gioco che Antonio Conte persegue. La si potrebbe riassumere in una formula: tempi adeguati per spazi liberi. A differenza del furore della sua prima Juventus, nel corso degli anni il Ct azzurro ha privilegiato una sorta di congelamento della superiorità. Scattata subito in avanti, l’Italia ha continuato a girar palla a memoria con cadenze tranquille unite ad accelerazioni nella fase terminale dell’azione. Un modus operandi da esercitazione d’allenamento, persino didattico talmente ripetuto, come a volerlo assimilare. Se non lo si accompagna a fasi di pressing efficace (inizio gara e curiosamente il finale, quasi a voler lasciare una buona impressione), il rischio è che si possa anche risultare noiosi (anche se efficaci: perchè per quanto leggibili facilmente, se i movimenti sincronici funzionano risultano efficaci e non sono facilmente contrastabili).
Quanto allo spazio, la sensazione è che Antonio Conte non affidi nulla all’estro e alla soluzione personale se non la giocata realmente risolutiva. Il suo 3-5-2 è costruito per mettere in condizione i giocatori di entrare in possesso palla in situazione di libertà, evitando il più possibile contrasti e ricerca del dribbling. Se le distanze sono giuste (e gli esterni molto meno alti in fase iniziale di quanto facessero Lichtsteiner e Asamoah), per ogni giocatore l’area da coprire è gestibile senza troppe preoccupazioni.
Concludendo: se questa analisi ha un fondamento, la vera domanda sul futuro dell’attacco non è solo o tanto il carattere di Balotelli ma la sua capacità o attitudine a stare dentro uno spartito. Tenendo conto che con Antonio Conte (vedi Tevez) chi ha maggior personalità tecnica si merita con l’abnegazione la licenza di suonare qualche nota non prevista

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