C’era una volta un nuovo francese di tutto punto. C’era una volta il giovane Gourcuff: a giugno si libera a zero euro e avrà soltanto 29 anni

Yoann Gourcuff è l’emblema delle due facce del calcio, soprattutto del calcio francese. Centrocampista offensivo, trequartista, fine dicitore del pallone, bella movenza, piede destro sincopato, presenza anche atletica. Quando si dice tutto per arrivare ai vertici. Ci si era anche messo il miglior Milan di sempre (per lo meno a centrocampo), ovvero quello declinato da Carlo Ancelotti, quello con Pirlo, Seedorf, Kakà e un solo corridore in campo che se non si chiamava Gattuso allora si chiamava Ambrosini. Ecco, quel Milan scelse lui, Yoann Gourcuff, figlio d’arte, un po’ nuovo Platini e un po’ ovviamente nuovo Zidane, ragazzo pulito dalla suola facile, improvvisatore ma anche ottimo produttore di gioco, e di lui si sbarazzò per motivi che fanno solo parte delle tante leggende (il più credibile: Gourcuff faceva l’infastidito e il permaloso per le panchine) ottenendo 13,5 milioni di euro dal Bordeaux, ovvero la squadra che lanciò ad alti livelli Zinedine Zidane, dopo averlo pagato 4 milioni dal Rennes due anni prima. Finanziariamente, una buona operazione, fatta in anni in cui ancora Galliani faceva ancora la parte del leone sul mercato europeo. Non ci pensò due volte l’amministratore delegato rossonero: Gourcuff alzava troppo la cresta, aveva ancora un buon nome (ma le prestazioni erano molto altalenanti) e soprattutto era un calciatore, uno tra gli ultimi, fortemente voluto dal non più amico Ariedo Braida.

Il punto è che Gourcuff da quell’esperienza che ha avuto anche gli effetti di una scottatura non ne ha tratto molto di buono. Già soltanto il fatto di tornare il Ligue 1 era un grande passo indietro. Eppoi, secondo i giornalisti transalpini, la sua parabola discendente prima ancora che toccasse il cielo era già scritta: troppo bello, troppo pieno di sé, troppo francese per essere il re dei francesi in assenza di un talento vicino all’assoluto. A forza di specchiarsi Gourcuff fa anche buone cose in patria, al punto da meritarsi la grande chance con il Lione, la migliore del momento, una delle poche a dare visibilità e palcoscenico internazionale prima che il PSG diventasse il PSG che conosciamo. Un nuovo picco, una nuova discesa: mai più di 20 presenze in campionato, una miriade di piccoli e grandi infortuni, e adesso il mesto saluto di fine contratto a giugno 2015.

Perché incantare, a tratti, Gourcuff sapeva incantare. Nessun dubbio su questo. Piacente e anche irritante, fa parte del ruolo e del mestiere. Parecchi addetti ai lavori ne hanno subito il fascino, e sarebbe romantico accadesse ancora. Al calcio servono anche queste scelte di gusto e di cuore. A 29 anni è considerato un calciatore finito, e se Gourcuff ha capito qualcosa di quanto accaduto in questi anni allora potrebbe anche essere il giro giusto. Alle sue calcagna ci sono Borussia Monchegladbach e Lazio, due medi profili che possono provare a riconsegnargli le chiavi. Si parla anche di Dortmund e Roma, probabilmente due sue possibili tombe. Perché Gourcuff non è fatto per la competizione (dimostrato anche al mondiale sudafricano 2010), è fatto solo per se stesso. Al punto da finire come un uomo dimenticato che proverà, forse, a far qualcosa perché ci si ricordi nuovamente di lui.

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