Arturo Vidal, Radja Nainggolan e Borja Valero. Un bel trio no? Potrebbe competere con i migliori reparti mediani d’Europa.

 

Rispettivamente di proprietà di Juventus, Roma e Fiorentina, si tratta di tre calciatori sui generis, per nulla sovrapponibili, quasi complementari, che di fatto hanno ricreato duelli centrocampo degni dei grandi duelli che contraddistinguono da sempre il calcio italiano. Più ancora che le sfide stopper-centravanti (che restano più nell’immaginario collettivo, vedi Brio-Pruzzo, Kohler-Van Basten, Ronaldo-Vierchowod) o alla marcatura a singolar tenzone del campionissimo avversario come si vedeva una volta ai Mondali. Proprio perché i duelli in mediana sono il pane della Serie A che in questo si distingue ancora dai grandi campionati stranieri dove la caccia alla porta è sistematica.

 

Allora perché citare questi tre e lasciarne fuori altri? Pirlo, De Rossi, De Jong, Hamsik, per dire. Il motivo è semplice: quando si incrociano loro sono gioie e dolori, scintille e furori, parità risicate, raramente travolgenti. Si soffrono a vicenda, si patiscono, ma si esaltano. E non è solo una questione di agonismo (Borja Valero è calciatore di corsa e fioretto, più in punta di piedi rispetto al cileno e al belga cresciuto calcisticamente nel piacentino).

 

È proprio che è così, non c’è niente da fare. E in attesa che la Fiorentina che ha disintegrato l’Inter di Mazzarri incroci sia bianconeri che giallorossi, l’ennesima dimostrazione allo Juventus Stadium in occasione del Juve-Roma più vibrante dell’ultimo quinquennio: Vidal entra dalla panchina, fa sì e no un quarto d’ora, sono i momenti più concitati precendenti il gol di Bonucci. Nainggolan è “mentalizzato”, il cileno è a freddo, s’incrociano almeno dieci volte, sono sempre scontri duri ma leali. Gli unici a tirar fuori boati che non siano gol o numeri di alta scuola. Prendiamoli e teniamoli stretti.

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