Acquisto fortemente voluto dal club, segnale forte anche nei confronti del tecnico catalano che sul mercato sembra già messo in secondo piano. Addio a fine stagione o meno, il cileno arrivato dalla Juventus potrebbe trovarsi ad arretrare

Pep Guardiola è bravo, ma pare velatamente volersi mettere in un angolo: sarà anche per il profondo rispetto che ha e sempre avrà nei confronti delle proprietà dei club (c’è chi ne legge una scarsa personalità in questo atteggiamento), ma accettare senza battere ciglio l’acquisto di Arturo Vidal nell’economia di un gioco con principi piuttosto diversi dalle caratteristiche dell’ex juventino, ancora più differenti rispetto ai congedati Kroos e Schweinsteiger, è già un bel segnale. Chi potrebbe finirci in mezzo è proprio Vidal, che difficilmente potrà ottenere il ruolo di jolly offensivo che detiene nel Cile (libero di muoversi, interpretare e gestire a piacimento il campo) e che al massimo potrà sperare di tornare a specializzarsi nel ruolo di intermedio di rottura e dinamismo qualitativo che deteneva nella Juventus di Conte. Però uno come Vidal non sta mai fuori, se sta bene. E non per motivi economici né di immagine, perché comunque il Bayern Monaco non ragiona così (vedi caso Gotze, acquistato pagando l’intera clausola rescissoria al Borussia Dortmund).

I motivi sono di “presenza”, leadership e carisma sul campo. Al netto di quel che accade fuori. Il cileno è uno che dà tutto, nel bene o nel male, ma tornando al discorso tecnico pur essendo abile nella riconquista e nel calcio corto (Allegri gli chiedeva però giocate ragionate che non gli appartengono), Vidal resta un calciatore che non fa dell’ordine il proprio punto di forza, e neppure delle giocate di prima intenzione. Intendiamoci: o Guardiola lo sfrutta nelle incursioni senza palla, oppure l’acquisto più oneroso del club tedesco in questa sessione di mercato resterà una alternativa interessante ai titolari. Difficile immaginare che Guardiola possa cambiare filosofia per lui (Conte lo fece, ma le condizioni di partenza erano ben diverse), allora la più naturale conseguenza è che Vidal retroceda di zona di competenza come faceva anche a Leverkusen, fino alla possibilità di occupare la posizione di difensore centrale. Certo, oggi si tratta di una provocazione, a leggerla così. Ma non è solo l’esperienza (ottima) di Mascherano nel Barcellona, appunto tolto dalla posizione di mediano per dare saggezza e velocità nei recuperi a una difesa che gioca come distanze sempre al limite. Perché a Guardiola dietro servono calciatori così, più centrocampisti che difensori, perché di sola difesa (nei fondamentali) il calcio di Pep perisce.

Boateng e Benatia a turno hanno pagato dazio, chiamati a rischi tattici che non sono abituati a gestire. Vidal invece può tutto, se sta bene. Celebre una sua apparizione da difensore centrale a quattro in un’emergenza a Marassi contro il Genoa (0-0, con la Juve che concedette una palla gol a Palacio al primo minuto e stop, costruendo 32 palle gol in 90 minuti). Sono suggestioni, ma sono anche considerazioni logiche. Guardiola non cambia, Vidal pur di vincere giocherebbe anche in porta. E due più due fa quattro anche a Monaco di Baviera, dove già si parla di Jurgen Klopp come erede designato del tecnico che ha perso il primo trofeo stagionale gestendo in modo discutibile la partita quasi vinta e poi persa contro il Wolfsburg.

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