Ennesima scelta decisiva, da prendersi in poche ore, per Balotelli: a patto di voler provare ad essere il giocatore che pensava di essere. Ovviamente, lontano anche da Liverpoo per quella che è l’ennesima fuga.

Mario Balotelli ancora a Liverpool è un nonsense. Lo pensano tutti e lo hanno capito tutti, a partire dall’unico uomo che può ancora cercare di salvare la carriera, che doveva essere top level, alla stregua di coloro che si giocano (chi a turno, chi sempre) le prime potenziali 5 posizioni del Pallone d’Oro, ovvero Mino Raiola. Il procuratore ha fatto il suo, si è mosso con discrezione, ha abbassato il volume su questa situazione paradossale e piuttosto preoccupante dentro cui SuperMario s’è messo con mani e, soprattutto, piedi. Raiola è arrivato al dunque: serve l’ennesimo ritorno in Italia, serve una piazza dove i fari ci sono ma senza esagerare, dove Balotelli che inevitabilmente deve fare la star la potrà e dovrà fare con la fiducia del gruppo e magari da nuovo e inatteso leader. E’ stata infine individuata la Lazio, nonostante Klose e Djordjevic, con la quale Raiola ha anche messo in piedi l’interessante trasferimento dell’olandese Kishna dall’Ajax a prezzo tutto sommato di saldo. Se così sarà, se sarà qualificazione al tabellone principale di Champions League (impresa possibile ma ancora non semplice nonostante la vittoria nell’andata romana contro il Bayer Leverkusen), l’affare si può fare. E sarà affare per tutti, se per una volta verranno tenuti fuori dalla scena i soldi: questa è la chiave con cui Lotito deve provare a stupire se stesso e Balotelli capire che a metà della propria carriera da calciatore, per le doti che aveva da ragazzino, parte delle caratteristiche primarie possono gradualmente andare perse. Arrivati a questo punto, alle soglie dell’ennesima finestra di mercato nella quale cercare un contratto sotto forma di maglia, non esiste per Balotelli una soluzione che sia la migliore in assoluto. Però la Lazio rappresenterebbe uno step diverso dalla scelta turca, russa o araba (o peggio ancora di “mestiere” a costo di tenersi in un top club da scontenti tutti dopo un paio di settimane). Rappresenterebbe la vittoria di Mino Raiola, che come scopo e mestiere ha quello di salvaguardare e provare a “salvare” il talento apparente di un ragazzo che doveva conquistare il mondo e che dal mondo è scappato. Forse anche per un eccesso di carezze da parte di chi gli ha girato intorno dove avrebbe potuto e dovuto diventare un simbolo. Ovvero l’Inter. Il posto che era la casa naturale di Balotelli da cui, anche qui, è scappato. La fuga è finita. Anche le copertine sono sempre meno. Le mode passano. La nomea rimane ed è venuta l’ora di sfidarla davvero, per l’ultima e decisiva volta.

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