Sfondato in questa stagione 2014/15 il muro delle 250 presenze con la maglia del Napoli, Marek Hamsik si trova davanti a un bivio.

Proseguire per la maglia e per la città o cercare il grande salto internazionale prima che sia troppo tardi? Intendiamoci, il Napoli non è più una provinciale/succursale del calcio italiano, ma il grande balzo in avanti tentato con l’ingaggio di Benitez s’è rivelato un salto nel vuoto. Tecnicamente, l’allenatore spagnolo ha portato conoscenze e metodi prima sconosciuti, ma concretamente parlando è andato via via perdendo proprio Hamsik.

Lo slovacco è una pedina chiave di questo Napoli. Molto più di quanto si possa immaginare. Che non vuol dire che i partenopei non possano stare senza (non è Maradona, ma non è neppure Nedved che pure stravede per lui) , bensì che dovranno fare una scelta come la dovrà fare lo stesso centrocampista. La sensazione è che questa volta abbia ragione Raiola che spinge sul giocatore perché cambi aria ringraziando tutti, oggi che il costo del suo cartellino è ben più accessibile e attraente (si parla di 18 milioni di euro, non di più).

Hamsik non ha però smania di piazze estere. Lui che è arrivato in Italia sottotraccia, ma da enfant prodige in patria, quando rinunciò alla massima serie slovacca per cimentarsi nella Primavera del Brescia e lì togliersi alcune soddisfazioni tra cui quella di battere il Milan da protagonista prima e poi anche l’Inter che schierava Mihajlovic e Burdisso al centro della difesa, entrambi al rientro da infortunio. Lo notarono dunque le milanesi, lo prese però il Napoli grazie ai consolidati rapporti con la famiglia Corioni. E fu un grande affare, fino a diventare uno dei tre tenori, l’unico rimasto a cui servirebbe far le valige per dimostrare di essere un campionissimo. Magari evitando di finire pure lui nel PSG di turno, dove i meriti se li prendono sempre gli altri e dove la scala dei valori viene stabilita in base gli ingaggi. Hamsik è uomo da calcio vero, quindi italiano oppure inglese.

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