Il tecnico romano, recentemente esonerato dall’Udinese, sembrava potesse diventare vincente sin da subito bruciando le tappe. Nel calcio però contano i risultati. E Stramaccioni è entrato nel tritacarne

Il mondo del calcio è incredibilmente cinico con gli addetti ai lavori. Un giorno sei considerato indispensabile, dopo una settimana ti ritrovi con le gambe nelle sabbie mobili della mediocrità. Sarà sempre così, nonostante qualcuno si batta per cambiare questa abitudine. E’ la regola del mondo pallonaro e chi ci entra sa già che dovrà combattere per allontanarla dalla propria persona. Andrea Stramaccioni fino a 3 anni fa era considerato come un tecnico straordinariamente preparato, che vedeva il calcio in una maniera differente rispetto ai suoi colleghi. Rampa di lancio assicurata. Poi, complici risultati altalenanti, il credito verso il giovane allenatore è terminato, con esoneri a ripetizione che hanno macchiato il suo curriculum.

L’ESPERIENZA ALL’INTER
La carriera dell’allenatore nato a Roma nel 1976 è stata sempre caratterizzata da eventi negativi, come il grave infortunio occorso all’età di 18 anni quando militava nel Bologna che di fatto, chiuse in netto anticipo la voglia di tirare calci a un pallone a un ragazzo talentuoso e con una visione di gioco e piedi sublimi. Da quel momento in poi, complici le parole di conforto del suo procuratore Dario Canovi, iniziò da giovanissimo l’esperienza da allenatore, con vittorie niente male, specialmente alla guida dei giovani. Come dimenticare il trionfo della sua Inter alla NextGen Series, il torneo per squadre Under-19 a livello europeo, contro l’Ajax che gli valse, pochi mesi dopo, la chiamata in prima squadra per volere di Massimo Moratti. Una scelta, quella dell’ex presidente nerazzurro, che significava molto per Stramaccioni, voglioso di dimostrare il suo valore anche negli stadi più importanti d’Europa e a certi livelli. Con l’Inter in poco più di un anno, il tecnico laziale totalizzò 47 panchine, condite da 21 vittorie, 8 pareggi e 18 sconfitte. Gli anni meneghini di Stramaccioni furono contrassegnati da successi imprevedibili (come il 3-1 allo Juventus Stadium) e tonfi clamorosi contro squadre di media-bassa classifica. Nel finale di stagione 2011/12, la percentuale di vittorie si attestava al 55,56%, totalmente differente dal 42,11% ottenuto la stagione successiva, provocato da dati impietosi: 54 punti, nono posto finale in campionato, 55 reti segnate (settimo attacco della Serie A), 57 subite (seconda peggior difesa insieme al Siena, compagine retrocessa in B), differenza reti -2, oltre all’eliminazione ai quarti di Europa League e alle semifinali di Coppa Italia. Insomma, una difformità non di poco conto che ai fatti, causarono l’esonero di Stramaccioni, malgrado i due anni di contratto ancora a disposizione. Al suo posto arrivò Walter Mazzarri, che fece un tantino meglio del suo predecessore che tuttavia, rimase deluso dalla decisione di Massimo Moratti, che da lì a poco avrebbe venduto la società ad Erick Thohir.

LA CHIAMATA FRIULANA
Ma Stramaccioni non si perse d’animo, anzi, continuò a sperare in un’altra chiamata che poteva significare rivincita. L’occasione, come un fulmine a ciel sereno, arrivò nel 2014 con l’Udinese che gli offrì la panchina per iniziare un nuovo progetto tecnico (dopo aver rifiutato la panchina della Under 21 poi affidata a Di Biagio). L’allenatore romano accettò la destinazione friulana, iniziando una stagione che tuttavia non fu molto positiva, a dispetto dei buoni risultati registrati nelle prime gare. Con i bianconeri, 38 gare, contraddistinte da 10 successi, 11 pari e 17 ko che significarono la miseria di 41 punti (26,32% di successi), ovvero il record negativo da quanto il club della famiglia Pozzo milita nella massima serie. Statistiche che significarono altro esonero per Stramaccioni, il secondo in due anni, che fece posto al nuovo trainer Stefano Colantuono.

Quello che colpisce del tecnico romano sono le partenze a razzo delle proprio squadre che di colpo, si sciolgono come neve al sole in frangenti importanti dell’anno. Nelle 85 panchine in Serie A, le vittorie totalizzate sono rappresentate solo dal 36,47 %. Una statistica che deve far riflettere Stramaccioni e la sua parabola, attualmente discendente, ma che può crescere nuovamente da un momento all’altro, perché le qualità umane e professionali forse ci sono. A costo di andare all’estero. Perché da qualche parte, magari escludendo la Grecia, bisogna pur ripartire.

Statistiche di Andrea Stramaccioni

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