Dall’Empoli alla piazza che non ti aspetti con una serie di grossi vantaggi e un unico rischio. Per il filosofo Sarri sarà importante convincere almeno 18 giocatori della bontà del progetto: il resto va tagliato senza paura

Maurizio Sarri può farcela a sdoganare Napoli verso un calcio moderno che non sia per forza di matrice straniera, così come deve tenere bene a memoria che gli entusiasmi a Napoli (e non solo lì) appaiono e scompaiono molto in fretta. Dimostrazione ne è il Mazzarri mai rimpianto e dunque messo alle spalle dalla tifoseria (perché, non sta anche succedendo a Torino con Antonio Conte?) nonostante Benitez sia riuscito a fare peggio nel complesso nonostante una Coppa Italia a testa e una Supercoppa a favore dell’iberico. Peggio perché il punto di partenza era diverso, gli investimenti erano diversi, le aspettative ancora diverse. E soprattutto Benitez ha avuto il mercato partenopeo quasi interamente nelle proprie mani, bruciando progressivamente parte del capitale umano precedente (Behrami, Inler, in parte Insigne e totalmente Hamsik senza dimenticare il trattamento per il gregario-capitano Paolo Cannavaro). Ma c’è di peggio: Benitez non ha prodotto valore aggiunto per il club. I Cavani, i Lavezzi, lo stesso Hamsik che corteggiato da mezza Europa decise di rimanere per orgoglio, appartenenza e criteri molto personali di scelta.

Oggi il Napoli ha poco da mettere sul mercato. Ha Higuain che farà mercato a sé, quasi decidendo lui a costo di andare allo scontro con un presidente temuto come De Laurentiis. E poco altro. Forse Mertens mai realmente valorizzato nonostante i picchi in discesa di Callejon. Ed è da qui che dovrà e vorrà ripartire Sarri, perché il valore tecnico a disposizione dell’ex allenatore dell’Empoli è comunque di prim’ordine. Il punto è però che Sarri difficilmente sarà elastico in principio, con il rischio che poi sia troppo tardi, ma godrà (grazie agli atteggiamenti di Benitez, ruffiani in modo anacronistico con la piazza e vanitosi in un luogo dove invece ci s’infiamma per la passione anche irrazionale) di appoggio e simpatia. Almeno in partenza. Sia da parte dei giornalisti nonostante la guerra aperta dalla proprietà contro la categoria, sia da parte dei tifosi che sembrano pronti a tornare a sostenere un progetto ambizioso ma umile allo stesso tempo.

Tornando al calcio, di organizzazione si parla. Nel gioco di Sarri è tutto, è l’anima che guida al risultato. Ogni meccanismo che non funziona genera un effetto contrario, un pericolo, un allarme. Per questo Sarri, uomo che viene dal basso, si pone anche come tecnico di schemi assoluti. E questo fattore tende a generare interesse, morbosità, voglia di conoscere. Droni o non droni, la squadra farà grandi cose se sarà un sincrono. Vuol dire trovare la giusta disponibilità. Non di tutti, per carità. Ne basteranno 18 e sarà utile fare scelte anche dure da qui a fine sessione di mercato. Oltretutto, quando si parla di organizzazione si parla di palloni che possono passare dall’ingegno dell’uomo tra le linee, ma con costruzione della manovra che viene da lontano. Tagli giusti, tempi giusti, movimenti chiamati. Non siamo al “talebanesimo” di Conte, ma anche Conte dovette toccare in corsa la propria Juve 2011/12 per arrivare al grande traguardo (che per questo Napoli potrebbero comunque essere le prime tre posizioni). Il fatto che ci sia Valdifiori, che il Napoli bloccò ben prima di pensare a Sarri come allenatore dopo i tentativi per Mihajlovic e Emery, è una piccola garanzia, ma è anche una dimostrazione che conta il pensiero e non il curriculum. Non è detto che la rivelazione dello scorso torneo sia il titolarissimo davanti a Jorginho, perché conta l’applicazione così come conta il contesto. Certo che però il leader del campionato 2014/15 in termini di key-passes (passaggi che conducono a una finalizzazione) sarà il punto di partenza: il Valdifiori di Empoli non godeva di trattamenti avversari particolare, d’ora in avanti sì. Quindi nulla è per scontato. Tranne il fatto che Sarri proverà a riprodurre l’Empoli all’ennesima potenza (non a caso le ha provate tutte per Rugani e Saponara). Il passato insegna che il confine tra il genio e l’azzardo nei grandi salti è sempre molto sottile. Sarri lo sa, ma a Napoli non potrà affidarsi alla gavetta. Perché il calcio a Napoli è sempre un’altra cosa.

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