Sorteggio Champions 2016: il gioco degli incroci. La Juventus riparte da Manchester, la Roma incontra il Barcellona

Mi ha colpito nei media italiani la sottovalutazione del significato dell’eliminazione della Lazio nel turno di preliminare di Champions League. In altra epoca, forse anche come riflesso condizionato e istintivo, sarebbero nate immediatamente un po’ di inchieste sulle difficoltà del nostro calcio che per l’ennesima volta buca la possibilità di rafforzare la sua componente, dopo lo shock del Napoli con l’Athletic Bilbao la scorsa stagione. Stavolta il tono è stato diverso. Probabilmente perché abbagliati dalle luci di mercato pensiamo un po’ tutti che si stia tornando su livelli impensabili da un po’ di anni a questa parte, in termini di dimensione economica, prestigio e appeal della Serie A. Parte ce l’ha avuta anche la prestazione incolore della squadra di Pioli, apparsa in serata quanto mai negativa per proporre ragionamenti più corposi sulla differenza tra Italia e Germania (contando anche che Biglia e Klose non si possono regalare a cuor leggero).

Ma la vera ragione del non piangersi addosso (o del non voler vedere fino in fondo la realtà, se preferite) è che alberga ancora non tanto lo spirito di Berlino, ma il significato sì: la Juventus 2015 ha dimostrato che si può andare oltre i propri limiti e che è bene ragionare sul senso delle prestazioni, oltre che sulle fondate o presunte inadeguatezze strutturali. Detto altrimenti e con uno slogan a posteriori: non c’è Federazione disastrosa che possa spiegare il rovescio della nostra Nazionale con il Costa Rica. E se negli ultimi anni la stessa Juventus procede a zig-zag (quarti di finale con il Bayern, eliminata dai gironi e finale con il Barcellona) è bene riflettere sul carattere agonistico e sulle risorse tecniche che è riuscita a mettere in campo in quelle edizioni, prima ancora che salutarla come il segno di riscossa che vale per tutto il movimento. Alla Roma e anche a tutte le partecipanti in Europa League tocca l’onere di lanciare segnali in tal senso, ben sapendo che se il calcio spagnolo è così in salute facendo parlare di Champions Liga data la partecipazione di 5 club al massimo torneo continentale, è anche perché insieme ai mostri sacri è cresciuto e si è stabilizzato un fronte di società “minori” come Atletico Madrid o Siviglia che ottengono risultati in un quadro di rinnovamento annuale coraggioso, affidato soprattutto alla continuità della direzione tecnica (Simeone ed Emery da noi sarebbero a rischio logoramento al primo brutto risultato, lì sono idoli).

Come spesso succede, i sorteggi costruiscono un insieme di incroci suggestivi che scriveranno la verità (o quanto di più vicino ad essa è insita nei risultati e non nelle opinioni). Pensate alla Roma: si trova a esordire con il Barcellona, che sconfisse un’epoca fa, quando nel 2001 con Capello i giallorossi potevano aspirare a un salto di qualità internazionale che non si è registrato e i catalani, per quanto competitivi, non facevano pensare assolutamente di trovarsi non lontani dal diventare la squadra del nuovo millennio, l’unica in grado di proporre un modello epocale (che è del tutto riduttivo pensare solo come tiki-taka). In Champions League è facile farsi zavorrare dai pensieri o volare leggeri d’improvviso (pensate al cammino zoppicante della Juventus 2015 nel girone e a certe dimostrazioni di personalità tra Dortmund, il Bernabeu e il famoso quarto d’ora in parità a Berlino). Per Garcia sarà determinante il primo incontro per scacciare compiutamente il fantasma dell’1-7 del Bayern e sarà un vero e proprio test di tenuta psicologica la preparazione della gara con i campioni d’Europa in carica. Un test d’ingresso, senza sottovalutare il Bayer Leverkusen, non tanto per rispetto della griglia di partenza (i tedeschi erano nell’urna 2, la Roma in quella successiva). Conta di più quanto messo in mostra con la Lazio, anche nella gara d’andata dove non meritava di perdere, sebbene accusi inefficienze difensive sulle quali Dzeko e compagni possono colpire con una certa facilità.

Quanto alla Juve, i tanti cambi di mercato hanno prodotto finora una metabolizzazione contraddittoria. Decisivi in Supercoppa, da rivedere dopo la prima giornata di campionato. Sarà per questo che nella griglia virtual-teorica proposta oggi da La Gazzetta dello Sport, i bianconeri appaiono dietro il Manchester City e appaiati al Siviglia. Come se il cammino europeo fatto la scorsa stagione non costituisse un terreno di certezze consolidate perché Vidal, Pirlo e Tevez (l’ordine d’importanza mischiatelo pure) non ci sono più. La scommessa più grande della stagione è proprio questa: riuscire a entrare stabilmente nel lotto delle grandi e la durezza del sorteggio rappresenta molto di più che un semplice girone. Sarà la reale misura delle possibilità della Juventus in ordine al successo finale. Perché avversari del calibro di Manchester City, Siviglia e Borussia Moenchengladbach impongono un quadro preciso: per andare avanti occorre un mix di qualità che certificherebbero realmente l’acquisizione di uno status pressoché definitivo di grande del continente. A maggior ragione se tutto questo sui coniugasse con l’ottenimento del primo posto e con una prova significativa immediatamente, a Manchester. Dove la pazienza richiesta da Allegri sul processo di crescita sarà messa a dura prova da una squadra che sta già viaggiando a mille in Premier League. E che, ulteriore incrocio, l’anno scorso ha eliminato la Roma che giocherà col Barcellona che ha battuto la Juve in finale.

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