L’ex Juve Sebastian Giovinco ha riconquistato la maglia della Nazionale a suon di gol nella Major League

Il Canada gli sta facendo bene. E non ci sarebbe poi troppo da stupirsi se a gennaio un club come il Barcellona lo volesse (come ennesima alternativa di un grande numero 10, peraltro). I commenti sulla mini-prestazione a Baku salutano la verve di Sebastian Giovinco, che ha fatto molto bene nello scampolo di gara che ha avuto a disposizione, confermando che un posto nel gruppo azzurro che si candida per l’Europeo 2016 merita di averlo. Scattante, frizzante, ha puntato l’uomo con insistenza, causando l’espulsione di Guseynov, per poi centrare la traversa su una punizione calciata quasi alla perfezione.

Da qui all’inizio dell’appuntamento francese trascorrerà molto tempo ed è difficile oggi immaginare la lista dei convocati, sebbene i principali quotidiani sportivi convergano nel ritenere già sicuri trequarti dei nomi. Non mancheranno test più o meno significativi dove mettersi ulteriormente in mostra, ma quel che più conta nel caso di Sebastian Giovinco è la sua adattabilità al modulo sul quale sembra essersi convinto Antonio Conte, che peraltro ha sempre considerato il 4-2-4 come l’assetto giusto per proporre le sue idee di gioco offensivo. In tale contesto, è difficile ipotizzare un Giovinco in campo se non a fare il ruolo di punta. El Shaarawy ha infatti ben altre caratteristiche e doti di affidabilità come esterno, all’ex juventino non è mai riuscito di convincere i propri tecnici (a partire da Claudio Ranieri) sulle riserve di energia da spendere anche in fase di recupero. Come attaccante, peraltro, il neo-canadese può garantire quei movimenti che il Commissario Tecnico richiede, anche se la fantasia e l’estro non vanno ingabbiati (e lui ne possiede in dosi maggiori rispetto a Eder, che pure è bravo nelle accensioni improvvise e non manca soprattutto di concretezza nel tradurre le occasioni che ha a disposizione o che sa costruirsi da solo).

Il Giovinco che Conte ha proposto in azzurro ha dalla sua l’essere riuscito a guadagnare una fiducia che peraltro il mister gli ha sempre garantito ai tempi della Juventus, talvolta spronandolo a dare di più e a non abbattersi per qualche mugugno dalla tribuna, dove i suoi dribbling apparivano sempre un po’ troppo superficiali per risultare realmente decisivi. Già all’andata contro gli azeri Sebastian aveva funzionato da stimolatore elettrico ad un attacco anemico. Ma come sempre gli è successo in carriera – fatta eccezione l’esperienza di Parma – gli è mancata la giusta continuità per regalare la sensazione di un’affermazione quantomeno più compiuta, se non proprio definitiva. E siccome ogni volta che si parla di lui si parte sempre dai centimetri che gli mancano, è doveroso ricordare che più della statura, a contare davvero sono stati tutti quei tiri finiti sui legni della porta invece che in rete a rendere più “piccolo” un talento che rischia di passare alla storia come un potenziale campione, al quale non è mai riuscito di esprimere tutte le sue qualità.

Della traversa di sabato sera abbiamo già detto. Ma anche il palo colpito a Malta giusto un anno fa, in una gara nella quale è subentrato a un Immobile decisamente negativo, gli ha impedito di scalare qualche posizione nella gerarchia dell’attacco azzurro. Non paia un dettaglio, non sembri un dato trascurabile. Nel primo anno juventino di Giovinco con Conte allenatore e grandi aspettative su un giocatore che a Parma aveva siglato ben 15 reti in campionato, 3 pali gli hanno impedito di raggiungere quella doppia cifra che avrebbe fatto parlare di lui in termini diversi. Una maledizione che non lo ha abbandonato neanche negli ultimi giorni trascorsi a Torino prima di andare oltreoceano, In quei pochi mesi, ha chiuso la sua esperienza alla Juventus con 2 reti in Coppa Italia e altrettanti gol negati da legni contro il Cesena e il Palermo. Gare già decise, con vantaggi rassicuranti, nulla avrebbero aggiunto alla Juventus o al risultato. Ma entrambi arrivati con belle conclusioni da lontano, quasi rabbiose, certificati mancati per un nonnulla di un Giovinco davvero goleador, determinato, deciso.

E se la “fortuna” (o, per meglio dire, la precisione massima) gli restituisse qualcosa in una gara della Nazionale davvero importante?

CONDIVIDI